ANNO 27 n° 271
In Danimarca per studiare ''Recitazione e teatro'' (Foto)
L'esperienza di Gaia Mencagli, la scelta dopo sei mesi in una scuola di ''Riflessione e orientamento''
12/09/2012 - 04:00

di Gaia Mencagli

 

Sono arrivate le vacanze.

Sono arrivate le vacanze ma in realtà non ne avevo bisogno.

Andavo a scuola, a questa Højskole, una sorta di collegio tipicamente danese che si frequenta per un periodo dai 4 ai 6 mesi, dove ci sono ragazzi di un’età tra i 20 e 30 anni circa. Lì non si rilascia nessun diploma, si frequenta per conoscere meglio se stessi o per approfondire quelle materie delle quali si è già appassionati, oppure esperimentando qualcosa di completamente nuovo.

Sono arrivate le vacanze, dunque, ma non desideravo che l´ultimo giorno arrivasse, l´ultimo giorno non era un respiro rinfrescante dopo un anno con aria appena appena. L´ultimo giorno è stato l´ultimo giorno di una esperienza bellissima, è stato il giorno che ci ha battezzati da studenti a ex-studenti.

Un’esperienza che mi ha riempito fino all´orlo, e se fosse durata più di 6 mesi è facile che traboccavo, ma difficile dover ammettere che la brocca ha solo una determinata capienza e che di più non può contenere, né fisicamente né temporalmente.

Ho la testa piena, il corpo stanco, insieme cercano di metabolizzare e capire cos´è successo.

Sono tornata a casa di mia nonna e i cento giovani che ogni giorno mi circondavano non ci sono più.

Siedo in salotto, e rifletto che ormai la Danimarca non è più un luogo dove venire a fare un’esperienza, ma la nazione dove ho deciso di intraprendere gli studi.

Mi ritrovo in questo salotto con una nonna che si dimentica sempre di più delle cose, che invecchia, invecchia senza che io possa far niente. E oggi, quando chiamo mio nonno che normalmente era il più invecchiato, improvvisamente mi sembra fresco e vivo, in confronto a questa nonna che non ricorda, che zoppica. La sua voglia di vivere è tanta, ma gli 89 anni stanno scalfendo quell´immagine di una nonna sprint che ho avuto per tanti tanti anni, sempre.

L´orologio antico fa tic tac, e io inizio e continuo questo flusso di coscienza che poi dovrà essere rivisto e corretto.

Parlavo di una brocca, che in realtà ha un corpo e un cuore. Questa brocca aveva deciso di andare alla Højskole per capire cosa abitasse nel suo cuore, cosa volesse e cosa lo facesse battere.

A quanto pare l´ha capito. Il cuore dice che vuole fare teatro. Perché?

Un mio insegnante mi ha detto una frase che penso sia giusta: “Gaia, a te piace fare teatro perché ti piace raccontare una bella storia e usare il tuo corpo per farlo”.

Io gli ho anche detto “Voglio provare la strada del teatro perché sento che è lì che riesco ad incanalare e trasmettere quel vortice di emozioni che ho dentro e che vuole uscire”.

Così è che ho deciso di intraprendere la strada del teatro.

Vorrei entrare nella Scuola Danese Statale di Teatro, che ha i provini a gennaio, ma solo 24 su circa 800 che provano vengono ammessi. Per prepararmi mi sono così iscritta a una scuola privata di teatro ad Århus, Move´n Act.

E’ iniziata il 20 agosto e finirà il 10 giugno prossimo, e spero che mi potrà dare una bella spinta nella direzione che voglio. Se a gennaio non entrerò, riproverò l´anno seguente, o a settembre 2013 in un´accademia teatrale italiana. E poi il cammino si aprirà strada facendo.

Quindi l´anno prossimo abiterò ad Århus. Sto cercando un appartamento insieme a tre ragazze della Højskole, e il nostro tentativo è di portare un po’ di Højskole con noi, quella sensazione di essere una famiglia, con regole e valori in comune. Quella sensazione di essere insieme a gente entusiasta di quello che fa, appassionata, e molto umana, vicina nel momento del bisogno.

Le ultime settimane, e gli ultimi giorni sono stati intensissimi.

La penultima settimana è stata la settimana delle 5 performance teatrali, carica di voglia di trasmettere, di soddisfazione, ma anche di paura di non riuscire a dare il massimo. Dannato massimo, sempre un passo avanti a dove ci si trova.

L´ultima settimana invece l’abbiamo dedicata a “l´ultima passeggiata, l´ultimo tuffo nel lago, l´ultimo...”... insomma nostalgia precoce accompagnata da impacchettamenti, che hanno spogliato le stanze e gli spazi comunitari, togliendo gli addobbi dell´invero-primavera 2012, addobbi allestiti con cura che avevano riscaldato e personificato pareti bianche e muri con mattoncini rossi.

Poi l´ultimo mercoledì notte un incendio è scoppiato nella casa adiacente la scuola, abitata da un’insegnante, e tutto è diventato più tragico. Nessun morto o ferito ma una casa distrutta. Quelle fiamme nella notte però ci hanno sconvolto.

L´ultimo venerdì alle 18 il discorso del preside, “L’Ultimo olio”, chiamato così da 120 anni, gli anni della Højskole. È un riferimento biblico, scelto perché simbolo della benedizione, in questo caso benedizione per il futuro dopo la scuola.

Alle 18.30 cena in grande stile, intercalata da canzoni e interventi di alunni e insegnanti durante e tra i pasti. Interventi divertenti, di saluto, di ringraziamento, di addio... Allo scoccare della mezzanotte, con le note di “Move it”, ci siamo spostati dalla sala da pranzo al bar della scuola. La festa è continuata fino all´alba.

Alle 5.30 sono andata a vedere il sole sorgere in cima alla torre della scuola, poi una passeggiata nel giardino, le ultime chiacchere, e alle 7 di mattina a dormire per due ore.

Alle 9 l´ultima colazione, le ultime canzoni, poi gli ultimi impacchettamenti, e alle 11 tutti nel cortile per i primi saluti di “arrivederci”.

Inizialmente senza grandi pianti o scene drammatiche, ma quando poi devi salutare un amico o un’amica che improvvisamente non potrai più vedere tutti i giorni, tutte le mattine e tutte le sere, ma se sei fortunato una volta al mese, ma più probabilmente due volte all´anno, allora le lacrime sgorgano e capisci quanto sei legata a determinate persone, improvvisamente capisci senza essertene resa conto prima.

Vorresti fermare il tempo, vorresti mandare il tempo indietro, vorresti rimanere immobile in quell´istante di quell´abbraccio, ma sai che non puoi. Ed è meglio che non puoi.

Questa scuola non sarebbe stata così bella se non avessimo saputo che sarebbe durata solo 6 mesi. La brevità la rende preziosa e speciale, e in questa brevità nascono rapporti che spero dureranno per la vita.

È sempre duro dover salutare, dover girare pagina, dover chiudere una porta. Persone entrano ed escono nella nostra vita, come comparse.

Già, chi sarà comparsa e chi, invece, coprotagonista della mia vita? Pensieri malinconici

Per ora so soltanto che certe persone sono legate con fili indistruttibili, profondi, prolungabili, che tengono uniti e mantengono la voglia di stare uniti. Fili fatti di stima, umorismo, affetti, tempo, empatia, condivisione, amore.

 




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