ANNO 27 n° 270
In God we trash
>>>>>>>>>>>>> di Massimiliano Capo <<<<<<<<<<<<<
31/12/2013 - 04:00

di Massimiliano Capo

Allora, ci siamo.

Ancora poche ore e finalmente non dovremo più rispondere alla domanda più complicata dell’anno.

Quella che cominci a sentirti rivolgere dai primi di dicembre. Quella che ti costringe ad una vaghezza che altrimenti non hai mai apprezzato. Quella che è tutta un susseguirsi di frasi smozzicate dette con un tono di voce tra il basso e l’afono.

Quella che suona da sempre così: che fai a Capodanno? E a cui da sempre, anche il 31 dicembre alle dieci di sera, se interrogati al riguardo, si risponde a scelta: non so; ora vedo; ho diversi inviti ma alla fine credo di restare a casa; io il capodanno lo odio; il capodanno è un giorno come un altro; vado con degli amici a Montalto (e vale per tutte le Montalto del mondo, quei posti che a Capodanno prendono il sapore delle località mitiche, escono dalla storia e viaggiano su coordinate spaziali immaginarie) e via cazzeggiando, quasi fosse il venir meno ad un obbligo sociale non avere una idea grandemente fica su come trascorrere l’ultimo dell’anno; tipo lo stesso imbarazzo di farsi trovare con le dita nel naso mentre si è fermi al semaforo e pensi di esser solo con le tue cose e invece intorno è pieno di gente che ti guarda e tu sai di aver fatto una figura di merda e allora fingi una tranquillità che non hai e dentro di te bestemmi e insomma credo che ci siamo capiti.

E si fa i vaghi un po’ perché non lo si sa davvero, un po’ perché alla fine è davvero un giorno come un altro, un po’ per evitare di sembrare degli sfigati nel caso avessimo scelto tipo di passarlo a casa, o al cinema, o in una disco locale e non a Saint Moritz o alle Maldive.

Insomma, stasera è Capodanno e nessuno sa cosa farà.

E l’ansia da prestazione, manco avessimo a letto Jenna Jameson, ci prende un po’ a tutti.

Anche ai James Deen de noantri, quelli che hanno tutto chiaro in testa già da agosto, che sono pochi, pochissimi, ma esistono. Quelli che quest’anno qualunque cosa accada io a Capodanno me ne vado a Ibiza e sticazzi di Viterbo, del freddo e del trenino a mezzanotte sulle note di Brigitte Bardot. Solo fiche vere e champagne a cinque stelle.

E quando stasera ci si incontrerà, perché alla fine ci si incontrerà più o meno tutti, sarà tutto un ‘anche tu qui?’, ‘ma dai, pensavo fossi fuori’ e via andando. Perché poi alla fine, a casa, in disco, al ristorante, nel portone del condominio, in autostrada, insomma ovunque alla fine si decida di passarlo a noi il Capodanno ci piace anche per questo.

Per darsi di gomito a vedere le facce di chi doveva essere chissà dove e invece è qui di fianco a noi nel locale dove siamo andati pensando di essere anche noi un po’ unici e invece ci sono tutti.

Per guardare le tipe che ci piacciono e che a Capodanno si tirano da fiche come non mai.

Per metterci il papillon che altrimenti non sapremmo quando indossare.

Per farci le scarpe nuove e nere e i calzini camu che quest’anno vanno e sono quel tocco di follia che non può certo mancare in questa notte.

Per farci i selfie che solo a Capodanno spaccano davvero e via tutti con la bocca a posteriore di gallina.

Per prenderci un po’ per il culo nella tarda mattinata del primo gennaio, ancora assonnati e con le note del concerto di Capodanno in sottofondo, con quei valzer viennesi strappapalle che non ballano più nemmeno a Vienna, con quella noia sottile di un inizio uguale a se stesso da una vita e perciò stesso rassicurante, quando ci si racconta la serata, il mal di testa da eccesso di alcol e la immancabile, e spesso vaghissima, scopata di buon augurio per tutte quelle del duemilaquattordici appena iniziato.

Ecco, questo rito apotropaico, questo condividere col sorriso, questo sfrugugliarci reciprocamente e con gusto, questa sottilissima tensione che ci accompagna in queste ore come se dal tipo di capodanno che trascorreremo discendesse chissà quale conseguenza per il nostro essere nel mondo, a me mi piace. Col mi che rafforza.

E poi Capodanno, non dimentichiamolo, è anche il momento dei bilanci.

E per il bilancio del 2013 io mi affido a Irene (io però sono più sciallo e ottimistadi lei).

Irene dice:

‘’Non è che sia stato proprio tutto una merda il 2013. Ma, come tutti sanno, se in una busta di piscio ci metti una margherita, sempre busta di piscio rimane.

Noi umani siamo così femminucce che arriviamo ad avere nostalgia del passato per quei pochi momenti belli che ci siamo ritagliati con la motosega.

Non bisogna essere troppo sentimentali. Il 2013 ha fatto complessivamente cagare e può tranquillamente andarsene affanculo.

Largo al nuovo!’’

Buon Anno Nuovo a tutti tutti. E voletevi bene.

 




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