

VITERBO - Appena sceso il buio, Bagnaia si è illuminata a giorno grazie all'accensione del sacro fuoco di Sant'Antonio. Come ogni anno intorno alle sei e trenta si è dato fuoco al cumulo di tronchi, incantando tutti i presenti all'evento organizzato dal Comitato Sacro Fuoco Sant'Antonio Abate e sostenuta concretamente dall'assessorato al Decentramento del Comune di Viterbo.
Diventato ormai un rituale, che ogni anno attrae sempre più persone dal capoluogo e dai paesi limitrofi, il Sacro fuoco è giunto alla sua 81° edizione, anche se la nascita risale all'età medievale. L'origine di questa tradizione, infatti, è da imputare alle miracolose guarigioni che si manifestarono durante un'epidemia che infestò la Francia in occasione della traslazione delle reliquie del santo. Tra i malati che accorrevano per chiedere grazie e salute, c'erano anche coloro che erano afflitti dal "male degli ardenti", l'Herpes Zoster, conosciuto anche come "fuoco di Sant'Antonio", appunto.
Ritornando a Bagnaia, qui anticamente si portavano a bruciare gli oggetti della casa legati a spiacevoli e brutti ricordi: era un vero e proprio atto depurativo, di liberazione per affrontare con uno spirito migliore il nuovo anno. Le ceneri, infatti, venivano portate a casa e poste all'interno di contenitori fino all'anno successivo, per scacciare gli spiriti malvagi.
Durante la serata di festa si è potuto ballare e cantare insieme alla musica dei gruppi Doc Music Band, Rosso Tiziano, Sandokan & Manicomio Latino, in collaborazione con Officina Belushi, ma anche assistere allo spettacolo proposto nel pomeriggio dalle Sbandieratrici e dal Gruppo Storico Musicale di Viterbo. A fare da cornice a tutto questo il caratteristico mercatino dell'antiquariato, dell'artigianato e dei prodotti tipici locali.