

VITERBO - Si è conclusa con un 'non luogo a procedere' la vicenda che ha interessato un dirigente e un funzionario della Asl di Viterbo, Fabio Micio e Maurizio Conte, coinvolti nell'inchiesta sull'appalto per la manutenzione degli ascensori degli ospedali della provincia.
Questa mattina, infatti, il gup Ghedini ha deciso di non accettare le richieste dell'accusa portate avanti dal pm Renzo Petroselli dopo la denuncia esposta dall'ex direttore generale della Asl Giuseppe Aloisio nel 2008.
I fatti risalgono all'anno 2003/2004 quando Micio, responsabile dell'Unità operativa immobili e tecnologie, e Conte, direttore dei lavoratori, furono accusati di frode nelle pubbliche forniture, falso ideologico, abuso d'ufficio e frode contrattuale.
Secondo l'accusa i due avrebbero modificato i contratti a favore della ditta appaltatrice Aram di Perugia, provocando dei danni economici alla Asl: da qui la denuncia di Aloisio.
'Non riusciamo a capire su cosa si siano basate le accuse - afferma l'avv. Marco Ricci, uno dei due legali degli imputati insieme a Cesare Costa -, sono platealmente infondate, tanto che già la Procura della Corte dei Conti aveva assolto i miei assistiti lo scorso 25 settembre (Micio) el'8 aprile (Conte). Inoltre successivamente le stesse condizioni contrattuali stipulate conl'Aram sono state portate avanti con altre società, perciò risulta incomprensibile tutta la vicenda'.
'Per Micio e Conte - conclude Ricci - si conclude finalmente un terribile periodo basato su accuse infondate'.
L'inchiesta aveva visto coinvolti anche due amministratori dell'Aram: Roberto Proietti e Alberto Rinaldi.