ANNO 27 n° 261
Iniziava a dubitare di lui e l’ha uccisa
Testimonianze rafforzano i sospetti: dietro il delitto la storia degli abusi sessuali
16/10/2013 - 04:01

VITERBO – Non è stato un delitto d’impeto. Lei da tempo manifestava la volontà di tornare dai suoi figli, nel Bresciano, e lui non voleva accettarlo. La loro relazione era giunta ad un punto di non ritorno, entrambi erano insofferenti. Probabilmente più lei che lui: ultimamente discutevano spesso, anche per sciocchezze, per spese che lui sosteneva e che a lei sembravano superflue; come quel materasso elettrico acquistato una manciata di giorni prima dell’efferato omicidio. Un’altra discussione, nulla di particolarmente eclatante, di quelle che si fanno in tutte le coppie del mondo. Ma, evidentemente, la mente di Antonio Matuozzo stava già partorendo brutti pensieri.

“Dobbiamo capire il livello di premeditazione con cui ha agito”. E’ su questo che sono concentrati gli organi inquirenti. “Abbiamo iniziato ad ascoltare i parenti”. Soprattutto quelli della vittima, la povera Anna Maria Cultrera. “Voleva tornare dai suoi due figli e lui, evidentemente, non voleva saperne”. A Matuozzo proprio non andava giù, tant’è che è arrivato a distruggere tutti gli effetti personali della donna per non farli avere ai suoi figli. Lo ha fatto subito dopo averle inferto quelle dieci coltellate e prima di chiamare il 112 per costituirsi ai carabinieri.

Ha riempito d’acqua la vasca da bagno dell’appartamento al civico 23 di via IV Novembre, a Barbarano Romano, dove vivevano da appena sei mesi, e ci ha gettato le foto di Anna Maria ed altri oggetti che appartenevano a lei. Lo stesso ha fatto con gli elettrodomestici, il televisore e l’auto. “Una specie di vendetta per non lasciare ai figli niente che fosse appartenuto alla madre”. E, dunque, Matuozzo rancore lo serbava eccome. Il suo avvocato, Marco Marcucci, aveva detto a chiare lettere di escludere un legame tra l’omicidio e quella brutta storia di abusi sessuali, per cui il parrucchiere di origini napoletane aveva scontato tre anni e mezzo di reclusione nel carcere di Vigevano. Ma, forse, all’interno di quelle quattro mura teatro del delitto, le cose non stavano proprio così. Forse il riavvicinamento ai figli aveva risvegliato in Anna Maria vecchi dubbi; interrogativi mai risolti fino in fondo. Forse, adesso, cominciava a sospettare che il compagno, sebbene si fosse sempre dichiarato innocente, avesse davvero abusato di quella sua parente. Forse.

Per il momento resta un’ipotesi ma - per loro stessa ammissione – è quella più accreditata dagli stessi inquirenti. Soprattutto dopo quanto raccontato dal fratello di Anna Maria.

Vincenzo Cultrera è stato sentito ieri nella caserma dei carabinieri di Barbarano Romano e, stando a quanto si è appreso, le sue dichiarazioni avrebbero rafforzato la pista seguita dagli investigatori.

“Fino al mese di agosto erano sereni, poi la signora ha iniziato a nutrire dubbi sulla persona che aveva a fianco per via di quella vicenda degli abusi sessuali”.

Questa mattina, intanto, si svolgerà l’esame autoptico sulla salma della vittima. “I risultati, oltre che dal punto di vista medico-legale, saranno fondamentali anche per capire il grado di violenza con cui ha agito l’assassino”.

Perché “in casi come questi è necessario innanzitutto tutelare i diritti di chi non può più farlo e, ai fini di una giustizia vera e giusta, bisogna anche capire perché si arrivi a compiere atti così violenti”. A dirlo il giudice per le indagini preliminari Franca Marinelli che, ieri l’altro, ha convalidato l’arresto in carcere di Matuozzo. “Per questo – ha aggiunto - il giudizio deve essere più meditato e approfondito che mai, con equilibrio e con la massima onestà intellettuale”.




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