ANNO 27 n° 270
La "Liberatrice" dei viterbesi

 


Oggi  31 maggio, domenica di Pentecoste, Viterbo tributerà ancora una volta solenni onoranze alla Madonna Liberatrice, Protettrice della Città dei Papi. La tradizionale processione, preceduta dall’indirizzo di saluto del sindaco Giulio Marini, muoverà alle ore 18,30 da Piazza del Plebiscito per concludersi al Santuario mariano cittadino della SS. Trinità con il discorso e la benedizione del Vescovo diocesano, Mons. Lorenzo Chiarinelli.

L’Immagine della Vergine, trasportata dai “Fedelissimi della Liberatrice”su una splendida macchina barocca, verrà scortata dai Cavalieri Costantiniani di San Giorgio, rivestiti del loro suggestivo mantello azzurro, ornato dalla Croce di Costantino. Alla manifestazione mariana oltre ai Padri Agostiniani - da secoli  gelosi custodi del Santuario della Liberatrice- prenderanno parte i Canonici della cattedrale, il clero secolare e regolare, le religiose,  le associazioni laicali e i fedeli . Il corteo religioso verrà preceduto da quello storico del Pilastro, con personaggi in costume del XIV secolo.


Il culto verso la  Madonna Liberatrice rappresenta la più antica  devozione mariana dei Viterbesi, poiché  è da quasi ottocento anni che essi invocano sotto questo titolo la  Madre di Dio. L’Immagine venne  dipinta in affresco nella chiesa della SS. Trinità intiorno al 1318 da Gregorio e Donato d’Arezzo: la Vergine siede su un trono di tipo cosmatesco e sostiene  con la mano sinistra il Bambino in piedi; nella destra reca una rosa che è sfiorata dalla manina del Figlio divino, il quale ha  nel pugno sinistro un uccellino.
Essa cominciò ad essere venerata con culto solenne il 28 maggio 1320, a seguito della protezione accordata dalla Madre di Dio alla Città dei Papi, funestata da infestazioni diaboliche, da calamità naturali e da gravi discordie civili : come riferito dagli cronisti, i Viterbesi ritrovarono la tranquillità e la pace ai piedi della Madonna, da quel momento proclamata  loro Liberatrice.


Per solennizzare tale  consacrazione ,  la Magistratura, postasi a capo del movimento popolare, fece dono al Santuario di  una argentea riproduzione della Città. L’interesse costante del Comune di Viterbo per la sua Liberatrice è confermato dagli antichi Statuti, e  quello del 1344 stabiliva che la sua festa  si celebrasse ogni anno nel lunedì di Pentecoste: otto giorni prima, il Podestà e gli Otto del Popolo disponevano che, a suono di tromba, fosse bandita per tutta la Città la solenne ricorrenza.
A seguito dell’invasione napoleonica  il Santuario fu spogliato degli arredi più preziosi e vennero trafugate anche le auree corone. Con la caduta del potere temporale dei Papi, poi, per opposizione dell’Amministrazione liberal-massonica, la processione venne interrotta dopo cinque secoli e mezzo , e fu rimossa anche la statua dal Palazzo Comunale.


Si deve alla ferma volontà e alla profonda devozione mariana dell’Arcivescovo Mons. Adelchi Albanesi la ripresa nel 1945, dopo le dolorose vicende belliche, della processione della Liberatrice con la partecipazione ufficiale delle massime autorità religiose e civili di Viterbo.




Facebook Twitter Rss