

VITERBO – L’usciere che chiede dove vai. ‘’Dall’assessore”, rispondono tutti. Due rampe di scale, nel silenzio di palazzo Gentili. E poi, nell’aula consigliare, la bara, aperta, con dentro Antonio Fracassini. A vegliarlo, oltre ai famigliari, agli amici, ai colleghi di scuola e di politica, i due agenti della polizia provinciale e il gonfalone dell’amministrazione. A mezzogiorno, quando viene aperta la camera ardente, c’è tantissima gente ad aspettare.
Tutti qui, per abbracciare Antonio Fracassini prima del suo ultimo viaggio. Solo per guardarlo,magari, per sussurrare una parola o una preghiera. Per una carezza sui baffi. Fino alle 18, l’ora di chiusura, le decine di visitatori si alterneranno, diventeranno centinaia, in una giornata infinita che è di dolore ma anche di ricordo dolce.
I colleghi di una vita, quelli sugli stessi banchi e quelli che stavano dall’altra parte. Visti tra gli altri: l’ex sindaco Marini, Claudio Ubertini, Gianmaria Santucci, Paolo Barbieri, Goffredo Taborri e ancora sindaci, consiglieri, assessori, i Fratelli d’Italia al completo, quelli che hanno perso prima un amico, poi un campione del loro schieramento. E ancora, gli impiegati della Provincia che escono un attimo dall’ufficio, firmano il registro, entrano e si fanno il segno della croce. E le persone comuni, i vecchi amici del basket, per esempio. Poi si riesce, scendendo le scale, e s’imbocca via Saffi, stando attenti a non voltarsi mai indietro, perché all’assessore non sarebbe piaciuto, proprio no.
Camera ardente aperta a palazzo Gentili fino alle 18, si diceva, mentre domani martedì, alle 10.30, le esequie alla chiesa della Sacra famiglia, al Carmine, e la partenza per l’ultimo viaggio.