ANNO 27 n° 269
La Flaminia tenta una nuova impresa
Puccica: ''Nel calcio non si inventa nulla, abbiamo le caratteristiche per salvarci''
08/05/2013 - 14:29

di Domenico Savino

VITERBO – Alla fine del girone di andata pensare di arrivare ai play out per la Flaminia, significava essere dei visionari. Dei folli, perché con soli undici punti messi in carniere, appena una vittoria esterna (l’ultima domenica di dicembre a Bastia), il destino sembrava segnato. Pochi sono in grado di salvarsi in condizioni così precarie. Una rosa ridotta all’osso, cambi obbligati, un gruppo di quindici, al massimo sedici, giocatori su cui contare sempre. Per il resto bisognava affidarsi a qualcosa di sovrannaturale.

E invece la Flaminia ha capito che i miracoli è meglio lasciarli fare a qualcun altro. Ha capito che forse era necessaria un minimo di regolarità, un pizzico di programmazione e un attaccante (nel calcio non fa mai male) che segna e tramuta in oro quel che tocca (De Cesare ha segnato dodici gol in mezza stagione). Il tecnico Lillo Puccica ha chiesto alla squadra di vincere il girone di ritorno per garantirsi un futuro. Qualcuno dirà consolazione effimera e invece è stato il modo per ricaricare le pile ad un gruppo stremato e che non ne aveva più.

Il nocchiero di Capranica ha nuovamente indovinato diagnosi e risoluzione del problema: la Flaminia da gennaio al 5 maggio è sesta nella speciale classifica, dietro solo alle grandi come Castel Rigone, Cascastalda e Viterbese. Ha totalizzato gli stessi punti del Sansepolcro (26) e si giocherà i play out contro la Pontevecchio che ha girato a 23 (stesso bottino del Lanciotto che poi è retrocesso direttamente) e che il 10 marzo contro la Viterbese si giocava una buona possibilità di agganciare ai play off e poi è stata ricacciata indietro dai gialloblu.

Se non si tratta di miracolo, a tutti gli effetti si parla di una rinascita da uno stato comatoso: ''Il rammarico è tanto – ammette Puccica - per aver gettato alle ortiche tutto il girone d’andata con un continuo andirivieni di giocatori, ad ottobre ne sono andati via dodici, avevamo Sciamanna che era sovrappeso, dei ’94 in gruppo che non sappiamo neanche dove sono adesso. Ci è mancata la programmazione, se non riusciremo a salvarci dovremo fare solo mea culpa''.

Ma Puccica riesce a vedere del buono anche in un’annata simile: ''Di tutti gli episodi che accadono nel calcio bisogna fare sempre tesoro. Abbiamo capito che serviva dare un minimo di continuità di risultati, che era necessario mettere le pedine giuste al posto giusto e paradossalmente con meno giocatori (la Flaminia è partita con 27 uomini in rosa, n.d.r.) siamo arrivati sesti nel girone di ritorno. Il calcio non è fatto di improvvisazione e lo abbiamo capito in ritardo''.

Tuttavia rivangare il passato può solo far arrovellare il fegato, aumentare il rammarico e  caricarsi di responsabilità. Tutto ciò di cui la Flaminia non ha bisogno: ''Arriviamo di rincorsa ai play out – sottolinea il tecnico – abbiamo fatto una gran rimonta e ci troviamo di fronte una squadra che da fare ai play off si è complicata la vita da sola. Loro sì che sono sotto pressione. E non avranno nemmeno Noviello (squalificato per tre giornate, n.d.r.) che è giocatore di categoria superiore. L’avversario che mi aspettavo? E’ un discorso teorico: la squadra che temevo era il Trestina ma solo per l’aspetto ambientale. Non credo neanche che giocare l’andata in casa sia un handicap, perché non ci sono in questo girone campi caldi o folle che ti aspettano al varco''.

Quindi la ricetta è la stessa che ripete da gennaio: ''Solo con umiltà, lavoro e determinazione verremo fuori da questa situazione. Ripeto se ci salveremo saremo stati bravi, se non lo faremo bisognerà recitare il mea culpa''.




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