

VITERBO - Molto prima di computer e videofonini, l’immagine entra nella vita quotidiana dell’uomo occidentale. Molto prima di cinema e televisione, la fotografia costruisce l’immaginario della modernità e prepara il destino della civiltà postmoderna. Nel cuore dell’Ottocento, l’Europa e gli Stati Uniti d’America accolgono l’immagine del mondo. E la fotografia, estensione dell’uomo moderno, ne costruisce l’identità e il suo complemento ideale, racconta il mondo borghese e ne delinea i confini.
Vera follia occidentale per Charles Baudelaire, vera possibilità di conoscere e immaginare per Oliver Wendell Holmes, la forza industriale della fotografia sposta il dibattito intorno all’immagine sul versante della quantità e dell’apparenza, libera l’immagine dell’autore, diventa sguardo e vita sociale del consumatore.
La frontiera americana, il sogno dell’isola, il potere del Re, il salotto e la crinolina borghese, il ritratto dell’amante, le strade di Napoli e New York, Londra e Parigi, l’atlante geografico e la memoria storica, esercizi di potere e seduzione: tutto il repertorio sociale dell’immagine è scritto nel secolo borghese. La fotografia, erede di forme di comunicazione ancora aristocratiche, è in grado di forzare le possibilità comunicative per aprire alla dimensione del consumo immaginario di massa.
Una interpretazione mediologica dell’Ottocento con la centratura nello sguardo fotografico, le fondamenta nella ricerca storico-empirica e la convergenza di risorse disciplinari complementari.
Giovanni Fiorentino insegna Sociologia della comunicazione e Sociologia dei consumi e della pubblicità presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università della Tuscia. Si occupa di storia e cultura dei media e studia i rapporti tra media digitali e apprendimento. Ha lavorato a lungo sulle relazioni tra consumi, immaginario e fotografia. Collabora con «Il Mattino» e ha pubblicato tra l’altro: Il bambino nella rete (Marsilio, 2000), Il sogno è un’isola (La Conchiglia, 2001), Il valore del silenzio (Meltemi 2003) e L’occhio che uccide. La fotografia e la guerra (Meltemi 2004).
Per le Grandi opere Einaudi ha scritto i saggi Dalla fotografia al cinema in Storia del cinema mondiale (2001) e Gli occhi del luogo in L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia (2006).