

L'origine della Macchina di Santa Rosa risale al 4 settembre 1258, quando il corpo, ritrovato incorrotto della giovinetta Rosa, fu traslato dalla Chiesa in cui era sepolto, al Monastero oggi a lei dedicato.
Il primo trasporto fu compiuto a spalla da quattro cardinali alla presenza di Papa Alessandro IV. Il primo bozzetto di cui abbiamo notizie è datato 1690, un semplice baldacchino ligneo con in cima la statua della Santa.
Dopo il 1258, per ricordare la traslazione del corpo di Rosa si volle ripetere quella processione trasportando un'immagine o una statua della Santa illuminata su un baldacchino, che assunse nei secoli dimensioni sempre più colossali.
Da allora il baldacchino ha subito notevoli cambiamenti, è cresciuto in altezza, si sono aggiunte decorazioni e candele, insomma una vera e propria opera d’arte. Dal ‘900 con l’introduzione di cartapesta e ferro la macchina è arrivata ai giorni nostri con altezze vertiginose, si basti pensare a Volo d’Angeli (1967-78) di Giuseppe Zucchi o Armonia Celeste (1986-90) dell’artista viterbese Roberto Joppolo che detiene il record di 34 metri per un peso maggiore di 6 tonnellate.
Attualmente, per motivi di sicurezza, il Comune di Viterbo ha vincolato altezza e peso della macchina a 28 metri e a 5 tonnellate. Canoni a cui corrispondevano Sinfonia d'archi, Tertio millenio adveniente - Una Rosa per il Duemila, Ali di Luce e l’attuale Fiore del Cielo.
La scelta del modello della macchina, che cambia di solito ogni cinque anni, avviene tramite un concorso pubblico bandito dal Comune di Viterbo.