

VITERBO – Quei filmati, allora, inequivocabili lo erano veramente. Stiamo parlando delle registrazioni video tratte dalle telecamere piazzate nell’aula della scuola materna in cui insegnava la maestra Caterina D., tratta in arresto il 6 marzo scorso dai carabinieri facenti capo alla Compagnia di Civita Castellana, che le avevano notificato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal giudice del tribunale di Viterbo Franca Marinelli.
L’accusa è maltrattamenti aggravati perché compiuti su minori di anni quattordici. E, in questo caso, le vittime ne avevano appena tre.
Le indagini erano partite nel mese di dicembre, dopo la segnalazione da parte di alcuni genitori che manifestavano sospetti circa la condotta della maestra. “Stando al racconto di mamme e papà, i bambini tornavano a casa da scuola con lividi ed arrossamenti e, quando all’indomani, chiedevano spiegazioni, l’insegnante raccontava la storiella della caduta accidentale”, avevano spiegato i carabinieri. Che, vista la delicatezza del caso e la necessità di agire con urgenza, erano riusciti ad ottenere il nulla osta dal magistrato per l’installazione di telecamere all’interno della classe. La mattina del 6 marzo, all’ennesimo episodio di violenza, i militari che a distanza visionavano i filmati erano intervenuti in flagranza, proprio nello stesso momento in cui la dottoressa Marinelli, emetteva l’ordinanza. Due giorni dopo l’interrogatorio di convalida e il colloquio con il magistrato: in entrambi i casi la maestra si era avvalsa della facoltà di non rispondere.
La conferma che le prove a carico della maestra erano solide era poi arrivate dal tribunale della Libertà di Roma, che aveva rigettato il ricorso presentato il 14 marzo dall’avvocato della donna, Massimo Pistilli. Nell’istanza il legale evidenziava presunti vizi di forma sulle intercettazioni ambientali ma, per i giudici romani, “non sussiste alcun vizio formale circa i decreti autorizzativi della dottoressa Marinelli relativi alle riprese audio-video che, anzi, sono considerati ''formalmente inceccepibili''.
Non solo: in circa dieci pagine di motivazioni il collegio ribadiva che “i gravi indizi di colpevolezza, oltre che sui filmati, sono fondati su numerosi riscontri testimoniali”.
Adesso si apprende che l’avvocato dell’insegnante - già rinviata a giudizio – avrebbe presentato istanza di patteggiamento.