

“Francesco Battistoni è ancora il capogruppo Pdl alla Regione Lazio”. Così, ieri pomeriggio, mentre era in corso il durissimo intervento della governatrice del Lazio Renata Polverini, si esprimevano i suoi compagni di cordata. E’ appeso lì, a quell’“”ancora””, il futuro politico del consigliere regionale viterbese, del quale la governatrice va chiedendo da giorni la testa.
Secondo indiscrezioni, la presidente sarebbe infatti disposta ad accettare al massimo la destituzione di Battistoni in “differita”. E se non dovesse arrivare, insieme a un “pacchetto” di tagli alle spese da lacrime e sangue, la governatrice è pronta a gettare sul piatto le sue dimissioni.
Anche ieri sera in tivvù, durante la trasmissione “Porta a porta”, la Polverini, pur premettendo che “non è mio costume chiedere la testa di nessuno”, ha affermato di augurarsi che “Il Pdl volti al più presto pagina e azzeri la situazione, per non permettere a nessuno di strumentalizzare la vicenda attraverso persone che, parlando a nome del gruppo, sono comunque interessate, pur non essendo indagate, a questa pagina nera della Regione Lazio”.
E che qualcosa di molto importante si sia rotto tra La governatrice e Francesco Battistoni, starebbero a dimostralo anche le dichiarazioni fatte dal capogruppo del Pdl prima del consiglio straordinario. Battistoni infatti, secondo quanto scrive il quotidiano La Repubblica, sarebbe rimasto deluso della sua esclusione dal vertice convocato dalla Polverini subito dopo l’esplosione dello scandalo Fiorito. Vertice a cui avrebbe chiamato un ristrettissimo numero di persone, tra cui Ciocchetti dell’Udc, ma non lui.
E questa non l’avrebbe presa bene, se è vero, come riporta il giornale di Ezio Mauro, che avrebbe dichiarato: “Ma come si fa a fare un vertice di maggioranza e non convocare il Pdl, anzi escluderci proprio. Lei deve ricordare che quando ha avuto bisogno di noi, noi l'abbiamo sempre appoggiata, sostenuta, aiutata. E adesso guarda come ci sta ripagando”.
Lo scandalo delle spese folli da parte del gruppo Pdl alla Pisana, almeno dal punto di vista politico è così giunto all’epilogo. La parola d’ordine della Polverini, mutuata dallo slogan del sindaco di Firenze Matteo Renzi, è stata “adesso”.
“Non sono disposta ad accettare alcun rinvio. O si cambia subito o si va a casa” ha tuonato la governatrice.
Poi ha presentato la sua spending review: dimezzamento del numero delle commissioni consiliari permanenti ed eliminazione di quelle speciali; dimezzamento delle somme elargite ai consiglieri in relazione al rapporto elettore-eletti; revoca definitiva dell’assegnazione delle automobili di servizio per le cariche di natura consiliare; azzeramento delle somme date ai gruppi consiliari, in attesa di un regolamento dettagliato e trasparente sull’utilizzo dei fondi; azzeramento e la revoca di ogni investimento in conto capitale che riguarda la sede del consiglio, come ad esempio il bando per la costruzione di nuove palazzine; scioglimento dei monogruppi consiliari; pubblicità immediata, anche attraverso gli strumenti telematici, a tutte le deliberazioni dell’ufficio di presidenza e del presidente del consiglio e, contemporaneamente, razionalizzare e regolamentare i fondi loro assegnati; modifica del regolamento dei lavori d’aula, per migliorarne il funzionamento; riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori regionali, così come previsto dalle norme nazionali; introduzione di un Collegio di revisori regionale, scelti tra i professionisti esterni all’amministrazione con sorteggio; armonizzazione del bilancio del Consiglio regionale con quello della giunta. Roba da far tremare le vene ai polsi a chi, finora, ha sperperato senza limiti. Da destra a sinistra.
“In queste ultime due settimane – ha spiegato Polverini – questa Regione è finita nelle prime pagine di tutti i giornali non solo nazionali per l'uso abnorme e a dir poco disinvolto dei fondi del consiglio destinati ai gruppi. Sto facendo tutto ciò che è nelle mie possibilità per portare questa Regione tra le virtuose, sto cercando di fare comprendere che il 10% del Pil è nel Lazio, sto cercando di dire che Roma non è ladrona, e quindi non sono più disponibile a passare per la Regione delle ostriche e champagne. Per questo ho presentato una mozione nella quale sono contenuti gli interventi indispensabili per invertire la marcia. Se il Consiglio regionale oggi deciderà di invertire la rotta, andremo avanti fino alla fine della legislatura. Altrimenti tutti a casa, subito”.
Polverini ha concluso il suo intervento chiedendo al consiglio di approvare in tempi strettissimi il ‘”pacchetto”:
“Sono interventi – ha sottolineato - che si devono fare in tempi credibili e certi, alcuni entro una settimana. Se non succede questo ora, adesso, come direbbe Renzi, non abbiamo futuro. In maniera avventurosa sono arrivata qui e in maniera oserei dire tragicomica me ne andrei. Ma me ne vado con la coscienza pulita, di chi ha dato tutto quello che era nelle condizioni di dare e di più. Se la sfida che oggi lanciamo c’è, allora andiamo avanti altri due anni e mezzo, fino alla fine della legislatura, in caso contrario l’avventura finisce qui”.
Ma la “svolta” invocata dalla Polverini non finisce qui. Restano da fare i conti politici. Nel mirino ci sono Battistoni e il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese. E, secondo i bene informati, la governatrice non è disposta ad accontentarsi dell’approvazione della sua spendig review e soprassedere sulle altre richieste.