ANNO 27 n° 267
La Regione "regala" l'assistenza di circa 16mila diabetici ai privati

VITERBO – E’ probabile che  a pensare male abbiano commesso peccato Bruno Vincenti e Lina Delle Monache, rispettivamente presidente e segretaria dell’Associazione Giovani Diabetici di Viterbo. Ma è molto più probabile che, come insegna il Divo Giulio Andreotti, abbiano indovinato. La chiusura del nuovo centro diabetologico disposta dalla Regione Lazio a sole tre settimane dall’apertura puzza di bruciato. Anzi d’incendio. Dietro l’assistenza e la qualità della vita delle circa 16mila persone con diabete della Tuscia, ai quali si aggiungono altri 800 pazienti l’anno, c’è infatti un giro da 4 milioni di euro, quasi 8 miliardi di vecchie lire. Troppi per lasciarseli sfuggire senza reagire per l'impuntatura di un'associazione e di una Asl che si incaponiscono ad aprire una struttura pubblica. E allora si chiuda pure il nuovo centro e si torni al regime di monopolio privato (ma pagato con i soldi pubblici) di prima.

 

Il primo giugno, ai vertici della Asl viterbese è stata recapitata una lettera che intima la chiusura, entro e non oltre 7 giorni, del centro diabetologico,  allestito in un’ala della nuova clinica Santa Teresa. La missiva è firmata, tra gli altri, dal sub commissario Mario Morlacco, l’Attila della sanità pubblica laziale.  Motivo? Morlacco & Co. sollevano perplessità sulla regolarità amministrativa e contabile della struttura che, a loro dire, risulterebbe fortemente svantaggiosa economicamente per la stessa Asl.

 

"Ci si chiediamo – dicono Vincenti e Delle Monache - quale possa essere il vero motivo per il quale la Regione Lazio ha intimato la chiusura”. Ed ecco il cattivo ma probabilmente azzeccato pensiero: “Fino ad oggi – sottolineano - il monopolio della diabetologia provinciale era affidato esclusivamente ad un centro privato, convenzionato con la Asl, con costi che si aggirano sui 4 milioni di euro l'anno. Dove sono quindi i risparmi?”. E’ che dire del fatto che quella di Viterbo, quando l’operazione Morlacco & Co. (il Co. sta per gli altri firmatari della missiva) sarà andata in porto tornerà ad essere l’unica provincia laziale a non aver giammai avuto una struttura diabetologia pubblica?

 

Ma perché l’Associazione dei Giovani Diabetici non si accontenta di un centro privato e insiste per mantenere quello pubblico? “Ci sono delle differenze fondamentali – dicono ancora - tra un centro diabetologico aziendale (quindi pubblico) e uno convenzionato (quindi privato). Innanzitutto il pubblico, come la rete ad esso strettamente collegata, ha come unico obiettivo la salute del paziente e la qualità dell'assistenza. Proprio per questo gli operatori si attengono a linee guida nazionali e internazionali mirare a standard assistenziali di qualità. Un esempio su tutti: le prime visite, nel pubblico, vengono fissate a 30 minuti l’una dall’altra e almeno a 15-20 minuti quelle di controllo. Nelle strutture private si svolgono tutte in 10 minuti, tipo catena di montaggio, in quanto i medici sono pagati a prestazioni, cioè a cottimo”.

 

E ancora:  “Il centro diabetolgico, nei primi 20 giorni d'attività ha fornito 600 prestazioni. Al 90% si è trattato di visite di controllo. Un particolare che rispecchia correttamente il fatto che nel nostro territorio la stragrande maggioranza del diabete è stata già diagnosticata. Nella struttura convenzionata,  invece, pare che vengano erogate per l'80% prime visite, con un costo nettamente superiore e ingiustificato per Asl. Non è ben chiaro come ciò sia possibile, visto che i nuovi casi di diabete in tutta la Provincia sono circa 800 l’anno. Ha un influenza su tutto ciò il fatto che il rimborso per le prime visite è ben più elevato di quello delle visite di controllo?”.

 

Ancora un cattivo pensiero che questa testata verificherà fino in fondo. Così come starà al fianco dell’Associazione dei Giovani Diabetici di Viterbo nella battaglia per mantenere in vita il centro diabetologico pubblico che Morlacco-Attila, ma anche il neo governatore del Lazio Renata Polverini vorrebbero smantellare a tutto ed esclusivo beneficio dei privati. E alla faccia dei pazienti.




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