ANNO 27 n° 272
La ricetta per ricostruire il paese? Il turismo

Solo il turismo può ridare ossigeno all’economia locale. Ormai questa è opinione di molti. Ed è per questo motivo che la scorsa domenica è stata organizzata un’uscita turistica e didattica alla via Amerina, luogo di grande attenzione storica per tutta la zona dell’Agro Falisco. L’iniziativa s’inquadra nel progetto “Via Amerina” che tocca i dieci comuni del comprensorio falisco e romano: Calcata, Castel Sant’Elia, Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi, Orte, Vasanello. Quindici, tra insegnanti dell’Istituto d’Arte e semplici interessati, sono partiti per un pomeriggio tra storia e natura, sapientemente guidati dalle archeologhe del SIAT –sistemi integrati per l’archeologia e il territorio- Tamara Patilli e Silvia Menichelli.

Il progetto è nato per volontà dell’Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport della Regione Lazio, che ha riconosciuto come Area Integrata il Comprensorio della Via Amerina e delle Forre del Treja individuando nei dieci comuni dell’area i beneficiari di contributi per 650mila euro. L’investimento è trasversale e punta alla rivalutazione di quel  crocevia di storia, comunicazioni e commerci che è stata anticamente la Via Amerina. 

Realizzata dai Romani è lunga 52 chilometri e si distaccava dalla Cassia all'altezza dell'antica stazione di posta che oggi si troverebbe all’altezza della Valle del Baccano, raggiungendo poi Nepi arrivava sino a Falerii Novi, al Castello Amerino, a Orte e all’odierna Amelia. Nell’antichità fu adibita al traffico locale, ma accrebbe la sua importanza nel basso medioevo, dopo essere diventata l’unico collegamento  rimasto  aperto per i Bizantini tra Roma e l'Esarcato di Ravenna. Oggi una parte della via Amerina è stata recuperata dopo una lunga opera del Gruppo Archeologico Romano e della Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale.

Tre le forze in campo per la visita di domenica scorsa e che in tutta probabilità si ripeterà presto: il progetto “Via Amerina”, il SIAT, che organizza uscite didattiche e turistiche anche per gli agriturismi e l’istituto d’Arte di Civita Castellana che, per vocazione, da sempre si prodiga per la rivalutazione dei beni territoriali, e che anche questa volta ha saputo cogliere l’occasione di crescita e aggiornamento dei propri insegnanti.

 




Facebook Twitter Rss