ANNO 27 n° 260
La ''smusata'' del Pdl: ''Abbiamo perso dappertutto''
Facce scure nella sede di via Gargana. E Marini se ne va quasi subito
10/06/2013 - 17:21

VITERBO – (An. Ar.) Sono passate da poco le tre e mezza del pomeriggio e Giulio Marini se n’è andato. Davvero, perché è uscito da una porticina della sede del Pdl ed è evaporato nel pomeriggio viterbese. La missione per essere riconfermato altri cinque anni a Palazzo dei priori è ufficialmente fallita. E’ affogata dentro questi numeri, i seimila voti di differenza, quell’altro – Leonardo Michelini – votato dal 62 per cento degli elettori. Il termine che si sente di più, nell’aula buia dove nessuno legge più i risultati sul video, è “smusata”. Smusata. Smusata. Smusata. “La politica è questa. E del resto stiamo perdendo un po’ in tutta Italia”, dirà poi Marini.

Che le cose non stessero andando per il verso giusto lo si era capito già arrivando in via Gargana: troppi parcheggi, troppi posti liberi, altro che la vecchia cara doppia fila dei bei tempi. Fuori la sede, a crogiolarsi al sole, c’è l’ex senatrice Laura Allegrini e la vicecoordinatrice Maria Gabriela Grassini, con il presidente della Provincia Marcello Meroi. Uno dei pochi che ha la lucidità e il coraggio di parlare, in queste ore di disperazione: “Ci dobbiamo interrogare sulle ragioni che hanno generato questo risultato negativo – dice Meroi – Partendo dal presupposto che quando si vince si vince tutti insieme e quando si perde si perde tutti insieme. Perciò questa è una sconfitta di tutti e la prima cosa da fare è ammetterlo e non colpevolizzare la figura di Giulio Marini. Che cosa faremo poi? Faremo l’opposizione, che non ci spaventa e già da domani mattina ci riorganizzeremo. Un’opposizione che non sarà pretestuosa, perché siamo stati dall’altra parte della barricata e sappiamo come si governa. E anche se nel nostro caso dall’opposizione non abbiamo ricevuto collaborazione, cercheremo di evitare proprio questo errore”. Per quanto il presidente non lo dica, nelle sue parole s’intravede la fine di un’era, senza rischio di esagerare: un’era che si era aperta proprio con l’elezione a sindaco dello stesso Meroi, anno di grazia 1995. Da allora, ininterrottamente, a Palazzo dei priori erano cambiati gli uomini (e poi non sempre) ma non il colore.

Arrivano e girano e riescono e fumano, quelli del Pdl. Ci sono gli assessori o ex: Enrico Contardo, Claudio Ubertini, Maria Antonietta Russo, un’altra delle quote rosa che avevano sostenuto strenuamente il loro Giulio, amazzoni di provincia ora disarcionate. C’è Andrea Scaramuccia, in prestito dalla Destra: lui aveva teorizzato un piano di “aggregazione delle forze moderate”, cioè Rossi, Frontini e Santucci, tutti insieme per fare blocco. Chissà come sarebbero andate le cose, se gli avessero dato retta. Chissà questo, chissà quell’altro. E’ tutta una ricerca delle cause: le buche, le liti nella maggioranza, i traditi e i traditori. Come in certe storie di corna. Davanti allo schermo è seduto e sconsolato Giovanni Arena. Che mormora: “Neanche la soddisfazione di vedere una sezione in cui siamo in vantaggio…” Numeri crudeli, neanche a questo si era più abituati, qui in via Gargana. “Le cause? Ci sarà tempo per analizzarle – dice Arena – Di certo abbiamo pagato la litigiosità nella maggioranza, gli sforzi per tutelare i lavoratori del Cev, cose così. Dispiace però che le tante opere che abbiamo realizzato, la riqualificazione di valle Faul, la nuova illuminazione pubblica, la Volpara, adesso le inaugureranno quegli altri”. Già, quegli altri, i nuovi padroni della città.




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