

VITERBO – Il presidente della Consulta provinciale Studentesca, Omar Neffati, e la referente Rachelina Maio hanno preso parte il 19 e 20 gennaio al ‘’Viaggio della Memoria – Cracovia, Auschwitz’, Birkenau’’, organizzato dal Ministero dell’Istruzione - Dipartimento per l’Istruzione Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione. Al ‘’Viaggio della Memoria’’ hanno preso parte anche il presidente del Senato Piero Grasso e il ministro Maria Chiara Carrozza. Ecco la testimonianza di Rachelina Maio.
Scrivo di ritorno da due giorni a Cracovia, Auschwitz e Birkenau. Per me è la seconda volta e della prima conservo un ricordo nitido e fortissimo inserito in un viaggio di altro tipo, in giro per l’Europa e fra l’altro ‘’anche’’ Auschwitz.
Mi era rimasta la voglia di tornarci , senza distrazioni e interferenze, ‘’solo’’ Auschwitz, e così è stato.
Siamo partiti per il ‘’Viaggio della Memoria’’, organizzato dal Miur in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha portato in Polonia una delegazione tutta ‘’speciale’’ per il 70° anniversario dell’apertura dei famosi e famigerati cancelli di Auschwitz.
Tante figure istituzionali: l’ambasciatore italiano in Polonia, la rappresentanza dello Stato con il Presidente del Senato Grasso e il Ministro Carrozza; Gattegna, Presidente delle Comunità Ebraiche Italiane; il Direttore Generale della Direzione Studenti, Boda; Pezzetti, Presidente della Fondazione Museo della Shoa; i rappresentanti della comunità Sinti e Rom; Modiano e le due sorelle Bucci, sopravvissuti ad Auschwitz e Marika, la moglie di Venezia, ancora con noi anche dopo la morte del marito; la stampa e tutto il gruppo dell’organizzazione.
Ma a riempire l’aereo c’era ‘’la scuola’’, i rappresentanti delle Consulte Studentesche e tanti studenti di tutta Italia distintisi in progetti e attività dedicati alla memoria della Shoa, con i loro docenti, i presidi e le Consulte Studentesche.
Per il Lazio: il Liceo Albertelli, l’Istituto Cinetelevisivo Rossellini ed il Liceo Colombo di Roma e in rappresentanza delle Consulte del Lazio, il Presidente e la Referente della CPS di Viterbo Omar Neffati e la sottoscritta.
Arrivo il 19 gennaio, e nel pomeriggio giro per Cracovia, intatta, splendida in una tranquilla e sonnolenta domenica. E subito la visita al ghetto e al vecchio quartiere ebraico.
Immersione nei primi racconti di Roberto, uno dei ricercatori del Museo della Shoa e di Piotr, la nostra guida polacca, che hanno accompagnato il nostro gruppo; fortissimo l’impatto con l’istallazione di sedie vuote fuori del ghetto e il contrasto netto fra l’orrore del racconto e le festose luminarie di Natale, che in Polonia si tolgono per la Candelora, assieme ai lucchetti incatenati sul ponte della Vistola, simbolo dei giovani di tante città. Immagini della nostra vita di oggi che facevano sembrare il racconto ancora più surreale.
Poi nella Sinagoga Temle i primi discorsi istituzionali, le parole forti del Ministro agli studenti e la firma dell’accordo di collaborazione fra il nostro Ministero e le Comunità Ebraiche Italiane.
Dopo cena l’incontro con i sopravvissuti, Sami Modiano, Tati e Andra Bucci e l’inizio del loro racconto. Più completo quello di Sami, giunto a Birkenau ragazzo tredicenne con in tasca solo la terza elementare, che racconta ai ragazzi il rammarico di non aver potuto studiare per essere stato cacciato dalla scuola e ora con una laurea che avrebbe voluto guadagnarsi da solo ma che gli ha conferito la Sapienza a 83 anni!
Più spezzettato il racconto delle sorelle Bucci, ricordi che si sovrapponevano e integravano completandosi nelle parole di Tati e Andra, allora due bambine di soli 4 e 6 anni.
E le emozioni cominciano a farsi sempre più forti, il silenzio è totale e nella mente il martellare dell’interrogativo che ci accompagnerà fino alla fine del viaggio: come è stato possibile? Tutto talmente atroce, tutto talmente incredibile!
Poi Birkenau e Auschwitz, in una fredda giornata di pioggia, vento e fango: note le immagini per averle già viste centinaia di volte, ma non la botta nello stomaco, le emozioni, quelle si devono vivere per capire a pieno.
Nel silenzio è continuato il racconto dei nostri testimoni, di fronte al vagone posizionato sul binario che arrivava direttamente nel campo, continuato poi all’interno di una delle baracche.
Nel silenzio la sosta davanti al forno crematorio e la preghiera ebraica per i defunti.
E loro , i sopravvissuti, nel silenzio di tutti hanno raccontato il loro essere bambini nel campo, con i giochi che sono la vita e la sopravvivenza di ogni bambino e con attorno la morte diventata normalità. E hanno raccontato il freddo, la fame, la fatica e la disperazione di chi, come Sami, un giorno non vede più nessuno dei suoi cari e l’altra persecuzione, quella dei ricordi, degli incubi che non si dileguano neanche con una vita intera.
La deposizione della corona del nostro Stato al muro delle fucilazioni è stata la cerimonia ufficiale e il culmine della nostra visita.
Due soli giorni, ma lunghi una vita, quelli passati ad Auschwitz. Riportiamo indietro emozioni fortissime, la testimonianza diretta che solo nell’incontro con i giovani tanti sopravvissuti hanno trovato, a volte in tarda età, il motivo del loro essere in vita: tenere viva la memoria della Shoa. Portiamo con noi la preghiera che i sopravvissuti hanno fatto ai nostri ragazzi, ribadita fortemente dal Ministro, di diventare ora essi stessi testimoni per far sì che la memoria non si perda, sostituendosi a loro perché presto non ci saranno più testimoni diretti; di impegnarsi per diffondere i valori della tolleranza e della pace; di lottare per un mondo che non faccia vivere loro le aberrazioni che tutte le guerre comportano, un mondo dove le diversità diventino motivo di confronto e di ricchezza e non di odio, discriminazione, soppressione.
Impossibile per chi ha vissuto questa esperienza non impegnarsi ancora di più.
Rachelina Maio – Referente Consulta provinciale studentesca