

Una testimonianza quasi diretta su ciò che sta accadendo in India a Mumbai con oltre 100 morti, numerosi ostaggi ancora trattenuti, l’hotel Taj Mahal in fiamme e il cuore di una città dilaniato dalla paura e dal terrore. Ecco l’opinione di Darryl D’Monte, giornalista indiano proprio di Mombai che in questi giorni si trova a Viterbo per partecipare al VI Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura organizzato da Greenaccord a Viterbo.
Da dove viene esattamente e quale attività svolge in India?
Vengo proprio da Mumbai, capitale commerciale dell’India, in cui sono avvenuti gli attentati di ieri. Sono stato un editore del “The Times of India”, uno dei più importanti quotidiani in lingua inglese del mondo. Adesso faccio parte del Forum of Environmental Journalists of India e sono un giornalista free lance.
Quali sono le sue impressioni? Pensa che questi attentati abbiano un’origine internazionale?
Si tratta di una cosa completamente nuova. In India, in particolare a Mumbai, nel corso degli anni ci sono stati diversi attentati, ma questi sono diversi. Si tratta di gruppi altamente organizzati e questo mi potrebbe far pensare che ci sia una prospettiva internazionale. Il fatto stesso che gli ostaggi sequestrati erano in maggioranza americani e britannici dimostra che c’è la volontà di inviare chiari messaggi a queste realtà del mondo occidentale.
Perché colpire Mumbai?
Perché Mumbai è la capitale commerciale e finanziaria dell’India. E’ la nostra New York. E’ il simbolo di un paese in crescita, del suo sviluppo. Colpire Mumbai significa colpire il successo della nuova India.
Quale ruolo possono avere i media nell’affrontare questa delicata situazione?
I mezzi di comunicazione dovrebbero essere la base per risolvere qualsiasi ordine di problema, ma purtroppo la situazione è molto complicata. Possiamo parlare di una vera “occupazione” di "terre", così come è accaduto con gli americani in Iraq, ed è molto difficile risolvere tale condizione perché tutte le soluzioni che si trovano sono solo provvisorie e non risolutive. Occorre affrontare il problema alla radice.