ANNO 27 n° 260
La Viterbese convive con le sue disattenzioni
Problemi mentali e di gioco alla base dei risultati altalenanti
24/02/2012 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO - La sconfitta di Arezzo certifica ancora una volta una serie di difetti e imperfezioni che hanno contraddistinto il cammino della Viterbese. Restano i play off come obiettivo minimo e la Coppa Italia (semifinale contro il Sant'Antonio Abate) a rendere la stagione meno amara di quel che sembra.

E' evidente che questa squadra (rifatta due volte) abbia reso al di sotto delle proprie potenzialità e delle promesse che aveva fatto. C'è da capire il perchè, necessario è dare una spiegazione ad un'alternanza di risultati che non fa dormire sonni tranquilli (e anche la condizione fisica, che aveva retto la squadra nei momenti difficili, sta venendo meno).

Il problema è mentale, oltre che di gioco: perchè la Viterbese è prigioniera di se stessa, eccede in nervosismo (finalmente è stata finita una gara in undici), sembra aver paura di vincere, di far male all'avversario. Si era detto in sede di presentazione che la gara contro gli aretini fosse difficile in quanto si incontrava la seconda forza del campionato.

Ma le gare si vincono anche sotto l'aspetto psicologico e l'Arezzo veniva da una batosta pesante. Era necessario approcciarsi alla gara con ferocia agonistica, scalfire le sicurezze dell'Arezzo che doveva vincere e quindi scoprirsi: ma la Viterbese ha iniziato a gara subendo l'iniziativa aretina fino al forcing finale che ha portato al gol di Raso. Quest'inizio molle è stato notato anche nelle settimane precedenti e pertanto è possibile che la squadra si stia adagiando sulla possibilità di giocarsi i play off (ampiamente alla portata in un campionato così mediocre), magari sfruttando la Coppa Italia per una questione di prestigio.

Il capitolo gioco rimanda alla guida tecnica. Per Conticchio (che è stato chiamato per il dopo Sergio e allenava le giovanili) non è stato facile catapultarsi in tutt'altra avventura. Un conto è insegnare calcio, altro è condurre un gruppo di uomini che già sanno di cacio. L'apprendistato è stato fin troppo veloce e questo porta degli scompensi.

La moda del ''guardiolismo'' (allenatori giovani, che hanno da poco attaccatogli scarpini al chiodo subito lanciati a dirigere la prima squadra) ha attecchito anche a Viterbo, ma non è facile riconvertirsi anche mentalmente nella nuova veste. Un conto è fare il calciatore, altro è mettersi al timone di un gruppo. Per il tecnico di Celleno è stato tutto veloce ed ora si osservano degli scompensi.

Inoltre l'arrivo di tanti giocatori ha portato a cambi nelle gerarchie dello spogliatoio (alcuni si sono subito adattati, altri meno) apportando modifiche sostanziali rispetto al recente passato: la presenza del diesse Manfra è stato un valore aggiunto nel mercato, ha consentito di operare con professionalità acquistando uomini dal pedigree importante, ma cambia il rapporto con Conticchio che è stato giocatore di Manfra ai tempi di Civita Castellana. Ciò non vuol dire che Manfra e Conticchio siano in contrasto, ma ci sono delle dinamiche dovute al calcio che portano ad un continuo confronto tra due personalità forti all'interno di una società. E inevitabilmente tutto questo si ripercuote sul campo.



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