ANNO 27 n° 275
L'addio di Tarquinia a Sergio Capitani Familiari: "Saremo sempre vicino agli operai di Torre Valdaliga"

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TARQUINIA  - Nonostante la giornata di sole e la temperatura mite, Tarquinia ha vissuto una mattinata cupa, silenziosa, di lutto profondo, palpalbile, fisico. In questo clima si sono svolti oggi (10 aprile) i funerali di Sergio Capitani, il tecnico di 34 anni morto la vigilia di Pasqua nella centrale Enel a Carbone di Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia. Il terzo morto sul lavoro in tre anni all'interno dell'impianto.

Durissime le parole pronunciata da monsignor Gino Reali, vescovo ausiliario della diocesi di Civitavecchia e Tarquinia durante l'omelia. “Sergio, come Gesù - ha detto - era innocente ed è stato condannato durante una  lunga giornata di lavoro come tante altre. Il suo sacrificio non sarà inutile - ha aggiunto - se gli imprenditori e le istituzioni metteranno la sicurezza dei lavoratori prima di ogni altra legittima aspirazione, anche quella economica".

Il rito è stato celebrato nella chiesa di San Francesco, le cui navate gotico-romaniche  non sono riuscite a contenere tutti coloro che hanno voluto partecipare all’addio al giovane tecnico. Molte persone sono infatti  rimaste in silenzio sul sacrato.

In prima fila, accanto alla bara adagiata sul pavimento, c’erano i genitori, i fratelli e la fidanzata di Sergio. Subito dietro il neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, i sindaci di Tarquinia e Civitavecchia, Mauro Mazzola e Gianni Moscherini, il consigliere regionale Giuseppe Parroncini e il segretario del Pd laziale Alessandro Mazzoli, il nuovo presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi e il deputato Ugo Sposetti. Tutt’intorno i suoi compagni di lavoro, con gli occhi gonfi di lacrime e i volti segnati dal dolore.

Un altro momento particolarmente toccante della cerimonia è stato il messagggio della famiglia di Sergio letto dall'altare da Davide Capitani, cugino della vittima e legale dei genitori e dei fratelli.

“La nostra famiglia - ha detto - sarà sempre accanto agli operai di Torre Valdaliga Nord che, tutte le mattine, prima di iniziare a lavorare, si fanno il segno della croce perché non sanno cosa potrà accadere loro”.

“Saremo sempre impegnati – ha aggiunto – perché la tragedia che ci ha portato via il nostro Sergio non debba più ripetersi. Per lui chiediamo verità e giustizia, per tutti gli altri lotteremo perché non debbano più subire quotidiane angherie”.

Con la voce rotta dalla commozione, Davide Capitani ha detto ancora: “La tragedia   è avvenuta perché alcuni esseri umani hanno voluto troppo dal lavoro di altri esseri umani”.

Infine ha ringraziato quanti, dalle autorità pubbliche ai semplici cittadini e soprattutto i compagni di lavoro di Sergio, “in questi giorni di strazio indicibile ci sono stati vicini, ci hanno fatto percepire il loro affetto e la loro solidarietà”.

Quando, infine, si è rivolto direttamente a Sergio dicendo “Non ti dimenticheremo mai, sarai sempre con noi”, nella grande chiesa, immersa nel silenzio, è risuonato un forte applauso. Applauso che è stato ancora pià fragoroso quando la bara chiara, portata a spalle dagli operai della centrale Enel è uscita dalla chiesa.  Poi l’ultimo mesto viaggio verso il cimitero di Tarquinia, accompagnato dai familiari e da tanti amici.

Per il segretario regionale del Pd Alessandro Mazzoli la morte di Capitani "rappresenta l'ennesima morte sul lavoro, in un Paese dove la sicurezza rappresenta un miraggio per tanti, troppi lavoratori. E' più che mai necessario e urgente - continua - che il governo passi dalle parole di circostanza ai fatti concreti, investendo nei controlli e nella prevenzione. Tutte le istituzioni devono fare la loro parte, per evitare il ripetersi di simili tragedie".

Non ha voluto rilasciare dichiarazioni, invece, Renata Polverini: "Quello che dovevo dire l'ho detto fino a ieri. Oggi, per rispetto del dolore dei familiari, non parlo".




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