ANNO 27 n° 261
L'anno dell'illusione e della rinascita
La squadra vola sul campo, ma la società non mantiene gli impegni: poi arriva la famiglia Camilli e si riparte dall’Eccellenza pronti a scrivere un'altra storia
30/12/2013 - 04:00

VITERBO – Il paradosso, l’illusione e la rinascita. Può essere riassunto con questi tre termini il 2013 della Viterbese. Un anno vissuto sulle montagne russe: da un lato i risultati sportivi, a tratti anche esaltanti, dall’altro una fragilissima tenuta societaria che non ha fatto da adeguato contraltare. Squadra e società nella prima parte dell’anno hanno viaggiato su strade a velocità differenti. Il paradosso e l’illusione si sviluppano fino a giugno: poi l’avvento della famiglia Camilli al timone del vascello. La discesa nell’inferno dei campionati regionali e la speranza di ripartire con progetti seri e un sodalizio in grado di sostenerli.

Un calcio più sostenibile che coniughi vittorie sul campo e stabilità societaria a queste latitudini è stato più volte invocato: l’arrivo del Comandante Piero Camilli e dei suoi figli nella gestione della Viterbese è il primo passo in questa direzione. I primi mesi della presidenza Camilli sono stati caratterizzati da un discreto cammino in campionato (secondi alle spalle del Rieti), qualche incomprensione interna (il tecnico Solimina esonerato e poi richiamato nel giro di un mese) ed esterna (con l’amministrazione comunale per la gestione dello stadio), una squadra fatta a luglio e poi ampiamente rivista a dicembre. C’è tempo e modo per completare la scalata: la gente che tifa ha capito e sta sostenendo lo sforzo. Lo ha fatto anche nei momenti bui del 2013, lo farà anche nel 2014.

L’anno solare si è aperto e chiuso allo stesso modo per la Viterbese: un successo per 1-0. A gennaio fu lo Sporting Terni la vittima, a dicembre il Rieti. Che le case societarie fossero povere lo sapevano anche i sassi. La vecchia Viterbese (che militava in D) si affacciava al campionato con la volontà di fare bene senza voli pindarici. Il gruppo affidato a Max Farris è buono, ma per puntare in alto servono innesti tecnici ed economici. Sul finire dell’anno precedente si faceva il nome dell’imprenditore eco-industriale Angelo Deodati come possibile sponsor.

Tuttavia, a parte qualche dichiarazione ed elargizione, non se ne farà mai nulla. Ma alla società l’appetito è venuto mangiando: peccato mancassero i denti per masticare. La squadra stazione in zona play off, il campionato è equilibrato, si può tentare l’assalto. Ma i debiti diventano sempre più ingombranti: una zavorra difficile da sostenere. Il gruppo viene comunque puntellato: Vegnaduzzo segna a ripetizione, Giannone dirige le operazioni n campo, la guida di Farris è lucida.

A marzo però cambia tutto: dimissioni di massa, la Viterbese perde d’un colpo presidente (Graziani), vice (Vestri), direttore sportivo (Manfra, le sue rientreranno). Il gruppo viene progressivamente abbandonato, degli stipendi non c’è traccia. Ma la squadra decide di andare avanti: conto tutto e contro tutti. I tifosi coccolano la maglia come fosse un neonato: ogni gara casalinga è anticipata da una colletta per tamponare l’emergenza. E’ poco, ma è un segno indelebile che la squadra capisce e in campo la Viterbese vola.

Arriva terza, si guadagna i play off, vince quelli del girone, e si ferma ai quarti di finale nazionali quando le forze fisiche non ci sono più. Oltre 7mila persone affollano i gradoni del Rocchi nelle sfide calde. Ma qui arriva l’illusione: si vocifera del possibile ripescaggio in Lega Pro: ma servono 400mila euro. Sulla carta è tutto possibile, ma Deodati si tira indietro. Allora si pensa duna fusione con la Flaminia per tentare la carta di restare in D, ma anche questa è una pia illusione. La realtà è che la Viterbese è senza società e dopo i play off senza squadra. Solo una montagna di debiti a far da corollario ad una fine ingloriosa.

La speranza è convincere Piero Camilli ad investire nel cacio viterbese. L’imprenditore di Grotte di Castro è leader con la sua Ilco nella lavorazione di carni ovine. E’ il patron del Grosseto e ha dimostrato di sapere fare calcio e vincere. Camilli si convince e accetta la sfida: portare la Castrense neo promossa in Eccellenza a Viterbo, ma il problema è il Rocchi. La concessione è in mano alla vecchia Viterbese, serve la rinuncia degli amministratori della società che arriva in un piovoso pomeriggio di giugno (il 28).

Da quel momento si apre l’autostrada per l’arrivo dei Camilli. Il resto è storia recente: quella della seconda parte del 2013. La stira di una lenta ma continua rinascita che viene scritta di giorno in giorno. Ed è la storia della Viterbese Castrense (il nome è solo per esigenze federali) che vuole “stravincere” il campionato. La campagna acquisti è importante, ne seguirà un’altra a dicembre per operare un profondo restyling. Il Rieti è a un tiro di schioppo dopo il successo nel derby pre natalizio. Il 2014 sarà un altro capitolo della storia gialloblu.




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