ANNO 27 n° 260
Le immagini di Lietta Granato per promuovere il ''Museo del conclave''
La proposta è stata lanciata da Filippo Rossi, candidato sindaco di Viva Viterbo
05/03/2013 - 17:19

VITERBO - Le modalità di svolgimento di un conclave e le sue origine sono di recente balzate sulle prime pagine dei giornali, in concomitanza con l'abdicazione di Benedetto XVI.

Secondo Filippo Rossi, candidato della lista civica Viva Viterbo, sarebbe un peccato che l’informazione nazionale spesso si dimentichi di raccontare le origini del conclave, e trascuri il fatto che non esisterebbe il conclave moderno se alcuni viterbesi, nel lontano 1270 non avessero chiuso a chiave (cum clave) i cardinali nella sala grande di Palazzo dei Papi in modo da farli decidere velocemente, senza pesare ulteriormente sulle finanze della città che erano già piuttosto provate.

Richiamandosi alle parole di don Emanuele Germani, che già aveva voluto ricordare lo stretto legame tra la città e il papato, Rossi ha lanciato una proposta interessante. Perché, ha ipotizzato, non creiamo una esposizione permanente sulla storia dei conclavi?

Questo museo dei conclavi potrebbe essere realizzato insieme dal Comune, dalla Curia e dall'Università. Si tratterebbe, secondo Rossi, di un museo multimediale unico al mondo in grado di attrarre grossi flussi di turismo sia religioso che culturale.

Il servizio fotografico di Lietta Granato mostra la ricchezza degli artefatti già presenti nel Museo del colle del Duomo, regalandoci al tempo stesso uno sguardo ironico alla Cattedrale di San Lorenzo e alla piazza antistante.

La proposta del Museo dei Conclavi non è l'unica avanzata dalla lista Viva Viterbo: è delle ultime ore un'altra idea per rivitalizzare il centro storico di Viterbo, spostando il mercatino del sabato dal Sacrario e liberando piazza Verdi dalle macchine, per ‘’lavorare a quel centro commerciale a cielo aperto’’ di cui tutti parlano senza fare nulla perché diventi realtà.

L'ipotesi di lavoro nasce dall'idea di riqualificare una piazza meravigliosa, abbandonata a se stessa e uccisa da un parcheggio (piazza Verdi) in modo che diventi porta nobile di corso Italia, utilizzando un lato di Via Marconi come parcheggio di servizio del più bel centro commerciale della città.

 

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