

VITERBO - Sono aperte le iscrizioni al corso per Assistenti familiari. Ora c’è la certezza che queste figure ci saranno anche a Viterbo. Il loro compito sarà quello di fornire assistenza ai bambini della fascia 0-3 anni all’interno delle loro case. In pratica saranno la sostituzione, economicamente più vantaggiosa, delle babysitter nostrane.
Ma quali garanzie e condizioni per i genitori che hanno la necessità di lasciare i loro figli per qualche ora? I controlli di chi sono? Della Ausl,del Comune o di chi? A fare queste domande Elisa Berti Calabrò, la pedagogista viterbese, nota in tutta Italia per le sue alte competenze e le sue pubblicazioni.
‘’ Non lo sappiamo – la risposta della professionista - posto che la famosa legge n°43/90 della Regione Lazio che istituiva’le Tate in casa’ è stata abrogata e nel nostro caso si fa riferimento ad un Progetto di una associazione che viene da Trento; mai l’Italia è stata così unita come in questo caso! Spero che nessun genitore creda che le Assistenti Familiari o i Nidi Familiari (quanto è accattivante il termine che ricorda la casa, il suo calore e la sicurezza che dà a bimbi e genitori!) possano sostituire i Nidi d’Infanzia che sono nel territorio e cercano di offrire formazione, assistenza e condivisione ai bimbi e ai loro genitori nel difficile compito educativo di crescita’’.
‘’Tutto questo,purtroppo – continua la Berti - non è disciplinato da un regolamento regionale o comunale come avviene nelle regioni viciniori al Lazio che spieghi ai genitori come siano diversi i Nidi d’Infanzia dai Servizi integrativi, qualunque siano i loro nomi; ma questa materia così delicata, come la costruzione di un sistema formativo che affronti le problematiche relative alla crescita e allo sviluppo dei bambini viene lasciata all’iniziativa dei singoli, senza le certezze qualitative che soltanto le pubbliche istituzioni possono dare. Sono forse un’idealista se credo che siano loro che certificano la serietà e la congruità degli interventi, a garanzia delle scelte individuali? Sono forse un po’ all’antica ma credo che il massimo rispetto debba esser dato ai genitori che debbono lasciare i loro bimbi per motivi di lavoro e ai loro figli che devono crescere in un ambiente ricco affettivamente, socialmente vario e pieno di stimoli per la loro crescita’’.
‘’Sono favorevole al Nido – riprende la pedagogista viterbese - che offre un ambiente sociale in cui le esperienze si sviluppano durante tutto l’arco della giornata nelle mille occasioni costruite con obiettivi educativi e competenza professionale. Per questo non mi stanco di sottolineare l’esigenza di seguire attentamente le iniziative private e intendo sensibilizzare quanti si occupano d’Infanzia chiedendo di vigilare su questo proliferare di servizi, che offrono lavoro ai giovani ma che non parlano di quanto sia delicato il compito di condividere professionalmente con le famiglie la crescita dei più piccoli, di quanta preparazione, sensibilità, esperienza siano necessarie per accostarsi ad un bambino o ad una bambina. Gli interventi, le relazioni, il dialogo con i genitori, la scelta del materiale utile alla loro crescita, l’organizzazione dello spazio e del tempo devono essere oggetto di programmazioni attente, di verifiche puntuali,di coordinamento specifico fatto da figure interne al Nido che siano competenti e si chiamino Coordinatori pedagogici e rispondano del lavoro che viene fatto. Tutto questo fa parte dei requisiti propri di un Nido che si pone come ‘luogo adatto a sostenere lo sviluppo cognitivo e sociale dei bambini’ e non può essere confuso con compiti di assistenza e/o badantato’’.