

VITERBO – Sono stati il capitano Giovanni Martufi e i suoi uomini a riaccompagnare a casa Luigi Goffi, dopo essersi sincerati che le sue condizioni erano buone.
L’operaio sessantenne di Vetralla, attualmente senza lo straccio di un lavoro, che una manciata di minuti prima delle dieci di ieri mattina ha creato il panico in via Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fuori il palazzo di giustizia viterbese per intenderci.
Si è cosparso di benzina da capo a piedi minacciando di darsi fuoco. “Non ce la faccio più. La faccio finita”, urlava. A spingere l’uomo a volersi uccidere una causa di lavoro finita male. “Aveva intentato una causa contro i suoi datori di lavoro per ricevere compensi mai ottenuti”, hanno riferito gli addetti ai lavori.
Sul posto, in un batter d’occhio sono intervenuti l’ufficiale dell’Arma e i carabinieri del nucleo Investigativo, i vigili del fuoco e gli operatori sanitari del 118. Lo hanno riportato alla calma e Goffi ha desistito. Poi il colloquio con il sostituto Franco Pacifici, durato una ventina di minuti e svoltosi nell’aula 4 del tribunale.
Quindi il viaggio verso l’ospedale Belcolle. Qui un altro colloquio di un paio di ore con lo psichiatra, che ha accertato le buone condizioni del suo stato di salute.
A riaccompagnarlo a casa, dove vive solo perché divorziato e senza figli, sono stati ancora una volta i militari dell’Arma. Gli stessi che, già stamattina, saranno in grado di depositare la relazione di quanto accaduto, e comprensiva del responso psichiatrico, sulla scrivania del pm Pacifici.