ANNO 27 n° 265
L'ultimo saluto a Marco Brigliozzi

 

di Simone Marcelli

 

Il sole caldo delle 9.30 picchia già su centinaia di teste riunite per l’ultimo saluto a Marco Brigliozzi, quando la sua bara giunge nel cortile dell’oratorio di Zepponami, dove sono stati celebrati i funerali. Marco, il ragazzo morto all’età di ventiquattro anni in seguito all’incidente stradale sul tratto della S.S. Cassia che passa proprio per Zepponami, ha salutato per l’ultima volta famiglia, amici e conoscenti nell’oratorio che lui amava tanto.

Il campo dell’oratorio è gremito di persone, tante da far disporre misure di pronto soccorso ed assistenza da parte di ambulanza e protezione civile. Il caldo di un’estiva giornata di fine maggio non scoraggia la folla, raccolta in un composto silenzio. In fondo al campo è stato allestito, su un palco, l’altare. La cerimonia è presieduta dal nuovo vescovo di Viterbo, S.E. Mons. Lino Fumagalli, e da altri sedici sacerdoti concelebranti.

“Questo non è il momento delle parole, è il momento della preghiera. Tanta preghiera!”, questo il saluto iniziale del vescovo che, dopo la lettura del Vangelo, ha lasciato che Don Domenico Bandini, parroco di Zepponami, pronunciasse l’omelia. Parole sofferte, quelle di Don Domenico, parole pronunciate da chi ha conosciuto e visto crescere la giovane vittima della strada. Con grande onestà intellettuale, il sacerdote ammette di non trovare alcuna spiegazione ad un accadimento così terribile, rimettendo quindi ogni dubbio ed ogni dolore alla volontà di Dio.

Toccante il momento in cui Don Domenico rinuncia alla sua energia ed il suo carisma, abbandonandosi ad un sentito e liberatorio pianto. Ripresosi, il parroco punta il dito contro le istituzioni, rappresentate nell’occasione dal neosindaco di Montefiascone Luciano Cimarello e dai vertici delle forze dell’ordine locali, implorando che si faccia qualcosa di concreto per risolvere la situazione relativa alla maledetta curva assassina del tratto di Zepponami della S.S. Cassia: “più che la strada Cassia, questa è ormai la strada cassa da morto!” – riesce amaramente ad ironizzare il sacerdote – “è necessario fare qualcosa: su questo tratto stradale sono morti quattro giovani ragazzi in cinque anni! Due solo nell’ultimo anno! La burocrazia e le procedure non possono valere più delle vite umane!” appello, quest’ultimo, a cui si unirà alla fine della celebrazione anche il padre di Marco Brigliozzi. Nascono spontaneamente i numerosi applausi, che testimoniano quanto sentita sia, da parte dei cittadini, la necessità che le strade urbane, così trafficate anche di giovani che tornano a casa, cessino di essere luoghi di morte.

La popolazione convenuta, fino a quel momento silenziosamente raccolta, scoppia in singhiozzi di cordoglio quando Carmela, fidanzata della vittima, pronuncia il proprio straziato saluto al compagno defunto. Hanno seguito poi i messaggi degli amici e del padre, che con grande autocontrollo ha parlato del figlio scomparso, rinnovando l’invito alle autorità già espresso da Don Domenico Bandini.

Pochi fiori e tante offerte, che verranno devolute in beneficienza, per il giovane e generoso Marco. Doppiamente generoso, poiché, per volontà della famiglia, ha donato i suoi organi risparmiati dall’impatto. Conclusa la triste celebrazione, un lungo corteo funebre si è composto al seguito della bara di Marco, portata in spalla dai suoi migliori amici. Il ragazzo è stato così accompagnato fisicamente, dalle persone a lui più care, verso il cimitero di Montefiascone; ripercorrendo quella terribile strada assassina, quella curva maledetta che, per assenza di controlli e regolamentazioni, si è portata via anche lui.




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