ANNO 27 n° 260
L’avvocato Rosati alla sbarra, accolte le eccezioni della difesa
Enrico Valentini ha chiesto l’annullamento di due capi di imputazione: il giudice Italo Centaro, ieri mattina, ha rimandato le carte al pubblico ministero
25/01/2013 - 04:00

VITERBO – (ale.ser) Un procedimento giudiziario nato direttamente dal giallo di Gradoli, perché i tre imputati avrebbero cercato di volgere le deposizioni di alcuni testimoni in favore di Paolo Esposito, condannato in secondo grado all’ergastolo per l’omicidio della compagna Tatiana Ceoban e della figlia tredicenne Elena. Delitto avvenuto il 30 maggio 2009, per il quale ad Ala Ceoban (sorella di Tania ed amante di Paolo) la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha inflitto otto anni. (In primo grado anche lei era stata condannata all’ergastolo).

In aula, ieri mattina, oltre al buon elettricista di Gradoli, sono tornati i genitori Maria Lorenzin ed Enrico Esposito, e l’avvocato Mario Rosati. Minacce, resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento personale i reati contestati al legale in concorso con gli Esposito che, invece, devono rispondere soltanto delle prime due accuse.

Mosse dalla Procura perché avrebbero fatto pressioni ai servizi sociali che si occupavano della piccola Erika, la bambina nata dalla relazione di Paolo e Tania che oggi ha dieci anni. Quando Esposito fu arrestato, infatti, la piccola era stata affidata al sindaco di Gradoli, poi ad una casa famiglia e, infine, trasferita a Bologna, città di residenza della nonna materna (Elena Nekifor) e in cui vive tuttora. Per il sostituto Franco Pacifici, in buona sostanza, durante i colloqui intercorsi all’epoca con le assistenti sociali gli Esposito e Rosati avrebbero tenuto atteggiamenti tali da intimidirle per riavere l’affidamento della bambina.

Quanto, invece, al favoreggiamento personale, Rosati avrebbe tentato di orientare la deposizione del fioraio gradolese Righi in favore del suo assistito.

Il legale difensore degli Esposito, così come di Rosati, è l’avvocato Enrico Valentini, che, durante l’udienza di ieri mattina, ha sollevato alcune eccezioni preliminari.

“Ho chiesto la riformulazione dei primi due capi di imputazione, perché così come sono stati formalizzati appaiono decisamente troppo generici”, ha riferito Valentini. “Le minacce alle assistenti sociali - spiega - sono collocate in un lasso di tempo indeterminato, 'estate 2009'. Per un corretto diritto di difesa - aggiunge Valentini - è necessario che i capi di imputazione siano invece il più precisi possibile, anche per poter individuare eventuali testimoni'. E il giudice Centaro ha accolto le eccezioni, 'rimandando le carte al pubblico ministero”.

E adesso, mentre la seduta è stata rinviata, l’avvocato Valentini aspetta ancora di conoscere la data dell’udienza davanti la Suprema Corte cui ha fatto ricorso contro la condanna al carcere a vita inflitta in secondo grado a Paolo Esposito.




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