

VITERBO - Oggi Lorenzo ha quasi quattro anni. Lorenzo è un bambino normale, oggi. Corre, gioca e fa i capricci come tutti i bambini. Lorenzo si è salvato grazie all’incontro casuale con un medico competente e scrupoloso: il dottor Alessandro Bertagni.
La storia la racconta direttamente il papà. Quella di Lorenzo è una famiglia come tante, dove poco contano i nomi e i cognomi. Lo stesso racconto del padre non è tanto per puntare il dito su un episodio di mala sanità, quanto per mettere in guardia e sensibilizzare su questo argomento genitori medici.
Il bambino nasce di otto mesi nel maggio del 2008 all'Ospedale Belcolle, dopo un parto naturale lungo e sofferto. Viene dimesso dopo una settimana e considerato in ottima salute. Una volta a casa, però, comincia a soffrire di coliche addominali forti, patologia comunissima nei piccoli, e così passa da ambulatorio in ambulatorio dove lo visitano in tanti, pediatri della Asl e privati. Alla fine i genitori si convincono che il bimbo è intollerante al latte e per Lorenzo, a sei mesi, inizia lo svezzamento con le pappe, ma il problema non scompare.
Nel primo periodo primaverile Lorenzo accusa un fortissimo broncospasmo e, sempre dopo vari controlli, la risposta dei medici è sempre la stessa: asma da allergia e intolleranza.
Il bambino comincia a muovere i primi passi e il suo affanno comincia ad aumentare, sempre più spesso la sua sofferenza è sottolineata da brutti colpi di tosse. Un pediatra suggerisce allora alla famiglia di sottoporlo alle prove allergiche.
‘’Le prove – dice il papà - danno soltanto dei piccoli risultati positivi ma per gli esperti sono abbastanza per attribuirgli la causa del problema di mio figlio. Passano ancora i mesi e tante volte gli specialisti hanno posato lo stetoscopio sui polmoni di Lorenzo ma la diagnosi era sempre la stessa ...’’.
‘’Arriva l’ottobre del 2009 – continua il genitore - e mio figlio accusa violentissimi dolori addominali. Non siamo stati a pensarci un attimo e con mia moglie lo portiamo di notte al pronto soccorso dell'Ospedale di Belcolle dove, dopo una visita, un ulteriore controllo polmonare e una ‘tastata’ all'addome ci viene detto che a livello addominale non c'era niente e che poteva trattarsi di una colica. Ci rimandano a casa dopo una notte terribile ma l'indomani siamo di nuovo al pronto soccorso. Altra visita, stavolta completa di analisi del sangue e dell'urine, ma torniamo a casa sempre con le stesso risultato’’.
Nei giorni successivi i due genitori portano Lorenzo a nuovi controlli e, dovendo naturalmente fidarsi della diagnosi dei medici, iniziano a convincersi di dover convivere con allergie e broncospasmi almeno per altri due o tre anni. Questo, almeno, quanto gli veniva detto.
‘’Dopo quell'episodio – è ancora il racconto del papà - Lorenzo non è più migliorato e comunque era sempre sotto cortisonici e broncodilatatori. E noi sempre attenti a tutto, dalla polvere fino a limitare le sue uscite in campagna piuttosto che ai giardini pubblici’’.
Ad aprile di circa due anni fa al bambino viene la febbre, i genitori chiamano il pediatra che diagnostica le placche alla gola. Altra cura: le placche passano ma la tosse no e proprio il persistere della tosse fa sì che il dottore, che da poco aveva in cura Lorenzo, gli prescriva scrupolosamente una lastra ai polmoni per una sospetta bronchite o polmonite.
Detto fatto, marito e moglie portano il bimbo all’ospedale S. Anna di Ronciglione. E in effetti a un primissimo esame della lastra, sembrava proprio una polmonite.
‘’Ma poi – riprende il racconto del padre - qualcuno ha voluto che quel giorno si trovasse in servizio all'ospedale di Ronciglione il dottor Alessandro Bertagni, medico dell'ospedale di Civita Castellana, che ci mise subito in guardia dicendo che secondo lui mio figlio era affetto da ernia diaframmale. Una rara patologia congenita (quindi dalla nascita) che, in parole povere, consiste nell’incompleta formazione del diaframma. Lo spazio dove il diaframma non è cresciuto lascia una sorta spazio tra i polmoni e l'intestino. Ed è così che, trovando questa cavità, l’intestino era risalito fino quasi a sostituirsi al polmone sinistro.
Il medico ci consigliò di andare con il referto al Bambin Gesù di non perdere altro tempo. Così facemmo e dopo due ore eravamo a Roma. Dopo tre ore mio figlio era ricoverato in reparto con la sala rianimazione allertata poiché la situazione era al limite di sopportazione. Dopo un giorno Lorenzo era in sala operatoria da dove è uscito dopo due ore di intervento in cui i medici gli hanno riposizionato l'intestino e chiuso il varco diaframmale.
Dopo due settimane siamo tornati a casa e da allora sono passati quasi due anni, mio figlio corre, gioca e non ha avuto più problemi, sembra essere rinato. Ecco forse spiegate le coliche, il broncospasmo, i dolori addominali (e forse era difficile trovare qualcosa tastando il ventre di mio figlio, visto che l'intestino era da un'altra parte), e l'affanno persistente (respirava con poco più di un polmone)’’.
‘’Ho voluto raccontare questa vicenda – conclude l’uomo – perché vorrei che nessuno fosse più superficiale davanti a situazioni di questo tipo. Una maggiore attenzione e più scrupolo quando Lorenzo è nato avrebbero forse evitato tanti problemi a mio figlio e a tutta la nostra famiglia e magari, non ho più paura a dirlo, la possibilità che un giorno o l'altro avrei potuto vedere una delle sue crisi respiratorie con le conseguenze più tragiche. Alla fine Lorenzo è stato salvato da una serie di eventi fortuiti e soprattutto grazie alla presenza casuale di un giovane medico, Alessandro Bertagni, che, privo forse di quella saccenza che contraddistingue tanti medici, ha letto con competenza e scrupolo il responso della lastra e ha subito agito di conseguenza. Lo ringrazierò per sempre perché ha salvato la vita a mio figlio. Spero che venga preso ad esempio da tutti, compresi gli altri medici che abbiamo incontrato prima’’.