

VITERBO – Parte da Viterbo la campagna del Partito democratico per monitorare la situazione della carceri italiane. La prima visita è all’istituto penitenziario di Mammaggialla, poi il viaggio proseguirà toccando alcune delle strutture italiane: da nord a sud Busto Arsizio, Firenze, Bologna Bari e Palermo. I deputati della Tuscia Alessandro Mazzoli e Alessandra Terrosi accompagnati da Danilo Leva (responsabile nazionale giustizia del Pd) e Sandro Favi (responsabile nazionale carceri del Pd) si sono recati nell’istituto per fare il punto sulla situazione viterbese.
I deputati avranno la possibilità di incontrare i detenuti, di parlare con loro: l’iniziativa del Pd arriva dopo l’appello del Capo dello Stato Giorgio Napolitano sul sovraffollamento delle carceri italiane e si inserisce in una più complessa campagna che porterà, in seguito all’approvazione della legge di stabilità, alla richiesta di una riunione straordinaria del Parlamento per discutere di un disegno di legge – firmato dai democrat stessi – volto a risolvere la problematica.
E’ stato lo stesso Mazzoli che ha snocciolato le cifre di Mammaggialla: numeri che ancora restano in un ambito di tollerabilità e vivibilità. Infatti il penitenziario viterbese non contempla quelle situazioni al limite della civiltà: ''A fronte di una capienza di 440 detenuti – spiega il parlamentare – nel carcere ci sono 684 detenuti una cifra poco sopra la soglia di tollerabilità che è fissata sui 639. La popolazione carceraria è composta per il 33% da detenuti stranieri, 50 sono i reclusi con il 41 bis, 400 detenuti a condanna definitiva. E’ un carcere affollato, non sovraffollato e l’affollamento amplifica le problematiche strutturali e sistemiche. Per uscire fuori da questa situazione in cui è in discussione la difesa dei diritti umani e delle persone bisogna mettere in campo iniziative di carattere normativo e legislativo che vanno nel senso di alcuni disegni di legge come la messa in prova o il ricorso alla carcerazione domiciliare''.
E’ toccato poi a Sandro Favi chiarire che la situazione a Viterbo non è catastrofica: ''Non ci sono letti a castello su tre piani o celle pensate per una persona in cui ne vivono oltre dieci. Non ci sono situazioni estreme di difficoltà, anche se il carcere è affollato''. Poi passa a nodo al cuore della questione: ''Per risolvere la questione del sovraffollamento servono riforme strutturali e non la costruzione di altre carceri. A livello nazionale mancano seimila agenti e mille tra educatori e assistenti sociale. A Viterbo ci sono sei educatori di cui due applicati, insomma su circa 700 detenuti non c’è neanche u educatore ogni cento”. Mazzoli ha aggiunto le cifre sugli agenti penitenziari: “Su 470 previsti di effettivi ce ne sono 316 di cui 79 distaccati''.
Danilo Leva ha spiegato i cinque interventi strutturali per risolvere la questione del sovraffollamento carcerario: ''Quello che succede in Italia non è da paese civile. Innanzitutto è necessaria una riforma della custodia cautelare, poi il superamento della Fini – Giovanardi, della ex Cirielli e l’approvazione della messa in prova e delle misure alternative. Cinque interventi per ribadire con forza il significato dell’articolo 27 della costituzione per fra sì che lo Stato risponda con il diritto alla barbarie del delitto. Inoltre la sentenza Torreggiani sul sovraffollamento rischia di costare all’Italia 70 miliardi di euro''.