

VITERBO – C’è anche un viterbese, M.S., rappresentante legale della D.G., tra le otto persone denunciate dalle guardia di finanza di Viterbo, nel quadro di un’indagine che ha portato allo smantellamento di un’organizzazione, con diramazioni in sei regioni dell'Italia centrale, che truccava le slot machine dislocate in diversi esercizi pubblici affinché non facessero pervenire ai Monopoli di Stato l'esatto ammontare delle giocate. Il trucco, secondo gli investigatori avrebbe causato un'evasione all'erario di 570.483 euro. I titolari dei locali pubblici di Viterbo, Montalto di Castro, Canepina, San Lorenzo Nuovo e Graffignano, in cui erano state piazzate le slot sotto inchiesta erano all’oscuro della truffa.
Le indagini erano partite nel marzo 2008, quando a Civitanova la guardia di finanza, insospettita sul funzionamento di alcune slot machine, eseguì dei controlli accurati, accertando che il fenomeno non riguardava solo la provincia di Macerata ma tutte le Marche e si estendeva a Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo, coinvolgendo 22 comuni.
Le slot machine non presentavano alcuna manomissione. Solo un esperto poteva rendersi conto che dei cavetti elettrici ben nascosti e collegati a un piccolo congegno impedivano, come un filtro, che le segnalazioni indirizzate ai Monopoli uscissero dalla macchina. Il meccanismo è stato ulteriormente migliorato dagli indagati, con una scheda clonata che dalla slot machine faceva pervenire ai Monopoli dati su partite fittizie, molto inferiori al numero delle giocate vere e al loro ammontare. Recentemente l'organizzazione ha adottato a un sistema ancora più raffinato, creando un circuito stampato da inserire come uno spinotto lungo il cavo che collega la scheda madre della slot al congegno che trasmette i dati al concessionario di rete. L'artificio consentiva, indipendentemente dalla giocate effettuate, di trasmettere partite fittizie inferiori del 75-80 percento rispetto a quelle reali. I titolari dei locali pubblici erano all'oscuro della truffa.
Gli otto denunciati sono accusati di truffa informatica e due di essi anche di gioco d'azzardo perché con le macchinette da loro noleggiate si poteva anche fare grosse puntate. Il “cervello” dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, era Il romano M.G., detto “l’ingegnere”. Nella sua abitazione sono state sequestrate 400 'placchette' per creare i filtri, oltre a 418 circuiti stampati, 6 pc contenenti software per la programmazione e clonazione di schede e filtri, tre computer portatili, 7 memorie Usb, 55 Cd e 3 floppy contenenti programmi, 5 schede di rete. E' stato sequestrato denaro contante per 71.783 euro oltre a titoli e assegni per oltre 170.000 euro.