ANNO 18 n° 325
Michelangelo? Non l'avevo considerato
Crocefissione di Viterbo: gli studi e le ricerche porterebbero al celebre autore
Illustrati gli esiti in un incontro al liceo Ruffini. Presenti vescovo ed esperti
14/01/2016 - 10:18

VITERBO - La ''Crocifissione di Viterbo'' è un tesoro per l’intera città. Una tavoletta conservata al Museo Colle del Duomo che racchiude in sé numerosi misteri che hanno provato a svelare una squadra di esperti della zona. Dopo mesi di ricerche e duro lavoro per datare l'opera e stabilire se la paternità di essa può essere attribuita realmente a Michelangelo, gli esiti di queste indagini sono stati esposti ieri pomeriggio all’interno dell’aula magna del liceo scientifico Ruffini di Viterbo.

 

Presente all’incontro il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli che ha voluto salutare il numeroso pubblico presente e ringraziare gli organizzatori dell’evento: ''Vorrei ringraziare tutti gli esperti che hanno lavorato duramente per cercare di datare e stabilire con precisione la paternità della tavoletta in questione. Un’opera molto piccola ma che rappresentare un patrimonio per questa nostra terra. Dobbiamo sempre ricordarci delle nostre ricchezze e valorizzarle nel miglior modo possibile anche per aiutare a far conoscere Viterbo''.

 

Dalle analisi effettuate sulla tavoletta sono emersi particolari molto interessanti e, per certi versi, davvero sorprendenti. L’esperta di museologia e storia dell’arte dell’Università della Tuscia, Simona Rinaldi, è stata la prima a riconoscere l’influenza di Michelangelo sulla tavoletta: ''Inizialmente abbiamo fatto ricerche sui disegni che Michelangelo era solito fare o fornire ai suoi allievi. Numerosi dipinti raffiguranti crocifissioni sono stati individuati in quanto realizzati dall’artista o dai suoi seguaci. Ci siamo accorti che la nostra tavoletta è diversa da tutte le altre e i due riferimenti temporali presenti ci hanno fatto sorgere non molti dubbi''.

 

Le indagini sono poi proseguite esaminando il paesaggio che fa da sfondo alla tavoletta. Ecco quali sono gli esiti riportati dall’archeologo Gianpaolo Serone: ''Studiare il paesaggio sullo sfondo è stato molto utile per identificare una precisa area geografica. Questo paesaggio può essere, infatti, ricondotto alla zona archeologica delle Terme del Bacucco di Viterbo. Sappiamo, inoltre, che molti artisti del ‘500, che erano soliti venire nella nostra città, hanno riprodotto proprio quest’area. Questi indizi ci portano dunque ad affermare che il paesaggio raffigurato sulla tavoletta può essere una sintesi di quello delle terme del Bacucco''. Inoltre, l’archeologo ha confermato che il colonnato che si vede sulla parte sinistra della tavoletta, potrebbe riferirsi proprio alle cinque colonne che dalla zona del Bacucco furono spostate proprio a Viterbo.

 

Un’analisi accurata è stata compiuta anche sui costumi raffigurati nell’opera in questione. Di questo si è occupata Elisabetta Gnignera, esperta di Storia del costume rinascimentale italiano. ''La tavoletta mostra diverse anomalie vestiarie a iniziare dal colore rosa del drappo che cinge Cristo. Un elemento che ci porta a sostenere con ancora più certezza che l’opera sia collegata a Vittoria Colonna. Inoltre, la figura ammantata di rosso sulla destra riporta le stesse gestualità realizzate da Michelangelo stesso in alcuni suoi schizzi. Infine, la figura ai piedi della croce è l’unica che ci permette di avere elementi per datarla. Il particolare della sua manica e della presenza di una coccarda la colloca intorno al 1545-1560 circa. L’impinato generale della tavoletta è stato realizzato prima di questa figura che, presumibilmente, è stata inserita in seguito. Questo, indirettamente, ci porta a ipotizzare una datazione per la tavoletta stessa. Potrebbe, infatti, essere stata completata intorno al 1560 mentre, sicuramente, la sua realizzazione è iniziata qualche anno prima''.

 

Alle stesse conclusioni è giunta anche Claudia Pelosi, del Laboratorio di diagnostica per la Conservazione e il Restauro ''Michele Cordaro'' dell’Università degli Studi della Tuscia. Secondo la studiosa, infatti, la tavoletta è perfettamente compatibile con il XVI secolo, inoltre, contiene tracce di colore blu derivato dal lapislazzuli, a indicare, dunque, la preziosità dell’opera.

 

A ricomporre la situazione e a tracciare un bilancio conclusivo delle indagini effettuate è stato lo storico dell’arte Antonio Rocca: ''Gli elementi esposti finora dai miei colleghi portano tutti nella stessa direzione. Il paesaggio presente sulla tavoletta è riconducibile a Viterbo e a un contesto che Michelangelo conosceva e soprattutto è sempre più chiaro che questa tavoletta può essere collegata alla poetessa Vittoria Colonna, vissuta tra il 1490 e il 1547''.

 

In una lettera, infatti, la poetessa scrive proprio a Michelangelo di aver ricevuto la crocifissione e chiede se sia proprio lui l’autore. Nella lettera, poi aggiunge di aver osservato attentamente l’opera al lume di candela, con il vetro e con lo specchio. Gli esperti sostengono che è presumibile che Michelangelo abbia fatto l’impianto dell’opera nel 1544 non terminandola. Una volta arrivata a Viterbo, Vittoria Colonna avrebbe ricevuto la tavoletta e avrebbe poi scritto la lettera all’artista. Tornata a Roma non ha più potuto recuperare l’opera, rimasta intanto a Viterbo, perché nel 1547 è morta. Il lume, il vetro e lo specchio ai quali si riferisce farebbero pensare che Michelangelo si fosse accorto che alcuni colori e pigmenti permettessero di costruire due immagini e due volti sullo stesso livello. Questo spiegherebbe le anomalie riscontrate dagli studiosi durante le indagini.

 

Ecco che, incastrando tutti i vari tasselli, la tavoletta custodita a Viterbo per tutto questo tempo potrebbe considerarsi presumibilmente, se non realizzata da Michelangelo in persona, almeno di scuola michelangiolesca.




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