

Un mandato di cattura internazionale sarebbe stato emesso a carico di Gianfranco Fiorita, il dentista 55enne che, un bel giorno di ottobre, ha fatto le valigie, ci ha infilato dentro un bel malloppo (fra i 350 e i 400 mila euro è la cifra ipotizzata), ed è partito alla volta di paesi esotici. E, mentre sono trenta le persone che hanno sporto denuncia e la Procura della Repubblica di Viterbo procede per truffa aggravata, proseguono le indagini della Squadra mobile diretta da Fabio Zampaglione.
“Al momento non abbiamo ricevuto alcuna notifica”, ha detto il capo della Mobile in riferimento al mandato che penderebbe sulla testa del dentista viterbese. E rimane il mistero. D’altro canto abbiamo tentato di rintracciare anche il suo avvocato, Roberto Alabiso, che, però, è in tutt’altre faccende affaccendato. “Il dottore non è in studio. E’ impegnato in un’udienza per tutto il pomeriggio”, ci è appena stato riferito dalla sua segretaria. Quel che di certo rimane riguarda le indagini degli uomini di Zampaglione. Soprattutto sulla circostanza che la fuga di Fiorita sia riconducibile al fatto che lui avesse gli strozzini alle calcagna. Secondo una mail inviata al suo avvocato, infatti, spiegava che, proprio come aveva fatto all’epoca della prima fuga – datata 1994 – era scappato perché, dopo aver accumulato troppi debiti, era finito in mano agli usurai. Ed era nella stessa mail che il dentista aveva scritto ad Alabiso che forse sarebbe rientrato in Italia per sottoporsi ad un intervento al cuore. Ma da lì, nessuna nuova dal Sudamerica, mentre da via de Lellis (e cioè dalle parti della Procura) invece sì: da truffa aggravata il reato contestato a Fiorita si è trasformato in appropriazione indebita.