

VITERBO – (roc) Giuseppe Fioroni non sta né con Renzi né con Cuperlo, non auspica che Enrico Letta cada e si colloca in un quadro politico, all’interno del Pd, che tenda a recuperare gli elettori del Pdl delusi da Berlusconi.
Nessuna novità, insomma, sul fronte ‘’fioroniano’’ che ieri sera ha fatto l’appello della corrente al Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino.
Eppure l’arrivo per servizio preventivo dell’ambulanza dei Cavalieri del soccorso all’ingresso della sala convegni lasciava presagire che le cose che da lì a poco avrebbe detto l’onorevole viterbese avrebbero fatto prendere il coccolone a qualcuno.
Neanche si finiva il pensiero che, entrando in sala, si notava subito la presenza in prima fila di Francesco Serra che parlava fitto fitto con Alvaro Ricci. Ma era lo stesso renziano a smorzare ogni dubbio: ‘’Sono stato invitato ed elegantemente ho risposto a un invito dove è presente una parte importante del Pd’’. ‘’Sono venuto – ripeteva poi dal palco, dove hanno preso la parola anche Ricci, Ciambella, il sindaco Michelini ed Enrico Panunzi, moderati dal giornalista Evandro Ceccarelli – per ascoltare un illustre esponente del Pd, un partito che ha posizioni diverse ma in cui dobbiamo percorrere la stessa strada’’.
Tutti si mettono l’anima in pace e si torna a Fioroni, intervistato da Arnado Sassi, altra firma del giornalismo viterbese. Ma non senza aver notato l’assenza del segretario provinciale Andrea Egidi e di Alessandro Mazzoli.
ASSEMBLEA NAZIONALE PD – Fioroni rivendica, amaramente, di aver predetto l’esito caotico dell’assemblea nazionale di due giorni fa. ‘’Un partito che vuole cambiare il Porcellum – ha fatto notare – e poi lo adotta al suo interno rischia di chiudere tante correntine ma poi ritrovarsi con alcune correntone. Non mi sembra il massimo’’.
GOVERNO – ‘’Abbiamo regalato a Berlusconi – ha detto il deputato viterbese – il provvedimento sull’imu, la nostra proposta era di rimodulare la tassa sulla prima casa e toglierla solo a chi non arrivava ad un reddito annuo di 150/200mila euro l’anno’’. Ora c’è in ballo l’aumento dell’iva, le posizioni di Pd e Pdl tornano diverse, ma Fioroni rimanda la palla in campo avversario, facendo capire che il suo partito ha il dovere di fare una proposta e perseguirla. ‘’Berlusconi – spiega – non ha il problema del governo ma quello di capire cosa farà lui, specialmente dal 15 ottobre in poi (quando potrebbe essere interdetto dai pubblici uffici, ndr). Lasciamo dunque che quello di mandare a casa il governo non sia un problema nostro, ma di Berlusconi e del Pdl. Sono eventualmente loro che poi se ne assumeranno la responsabilità. Anche perché – incalza Fioroni – la caduta di Letta aprirebbe una prospettiva macabra, cioè quella di rimangiarci in 20 giorni le ultime tre finanziarie lacrime e sangue. Non credo che gli italiani siano disposti a fare la fine della Grecia.
CONGRESSO PD – Per spiegare la sua posizione all’interno del Pd, Fioroni parte da una considerazione sull’attualità del Pdl: ‘’Mi aspettavo che il Pdl – attacca – reagisse alla fine politica di Berlusconi mettendo in campo una nuova classe dirigente. In realtà quello è un partito che funge da grande comitato elettorale dedicato a una persona e se il capo non c’è più, allora muore anche il partito. Io – arriva così al Pd – non voglio essere comitato elettorale di nessuno, né di Renzi, né di Cuperlo o di Pittella, altrimenti vent’anni fa avrei scelto Berlusconi. E’ una questione che va chiarita subito. Come va chiarito subito il finanziamento ai partiti. Se il finanziamento non è pubblico, allora è privato, così magari il capo del partito risponde ai pochi privati che lo finanziano. Io sono per un azionariato popolare, dove tutti i cittadini possono finanziare ma con un tetto massimo di donazioni’’.
MODELLO VITERBO – L’ultima parte del suo intervento non poteva non essere sulla politica locale: ‘’Credo – ha spiegato Fioroni riferendosi sia a Michelini che a Panunzi – che il modello Viterbo sia da esportare. Abbiamo vinto il Comune dopo vent’anni per la capacità di cambiare con i fatti e non con le chiacchiere. Panunzi, che non è un fioroniano, è la dimostrazione di quanto non sia importante essere amici di chi ma di avere l’orgoglio di essere capaci di fare qualcosa per la propria città e per il proprio territorio. In quanto a Michelini e alla sua giunta – conclude – credo che il lavoro di un’amministrazione si veda dopo tre anni e non dopo cento giorni. E quelli che li criticano più aspramente oggi, dopo così poco tempo, di solito sono quelli che in passato hanno votato Meroi, Gabbianelli e Marini, cioè coloro che hanno fatto di Viterbo una città del profondo Sud’’.