ANNO 27 n° 261
Morte di Sara Pelosi: botta e risposta dei medici

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del chirurgo Danilo Nuccetelli su Sara Pelosi, la donna morta a Belcolle alcuni giorni dopo aver dato alla luce una bambina con parto cesareo:

"La morte di Sara Pelosi mi ha profondamente colpito perché simile a decine, centinaia, forse migliaia di altre morti evitabili che ogni anno in Italia sopraggiungono dopo un taglio cesareo o un intervento chirurgico anche banale per mancata o inadeguata profilassi del tromboembolismo venoso.

Credo quasi con certezza che la ragazza sia morta di embolia polmonare massiva. Se le cose stanno così è perché non è stata sottoposta ad adeguata profilassi del tromboembolismo venoso.

Tutti gli interventi chirurgici, compreso il taglio cesareo, sono a rischio per questa temibile complicanza la cui espressione più grave è appunto l'embolia polmonare massiva.

Da almeno trenta anni si conoscono mezzi di prevenzione che praticamente azzerano questo rischio. Consistono nella somministrazione di eparine a basso peso molecolare il giorno prima dell'intervento e dopo per almeno una settimana, nel fare indossare al paziente durante l'intervento calze elastiche antitrombo, nell'uso di gambali a compressione intermittente, nella mobilizzazione precoce e nei casi a rischio elevatissimo nel posizionamento di filtri cavali.

La comunità scientifica da anni ha convenuto che il primo passo per fare correttamente la profilassi è quello di disporre di un documento scritto che ogni reparto di ogni ospedale deve redigere per esplicitare la propria strategia in questo campo.

La Regione Lazio, con un ritardo comune a gran parte del Paese, tre anni fa, con il contributo di un comitato di esperti del quale ho fatto parte, ha emanato delle linee guida in proposito.

Quello che bisognerebbe domandare alla direzione sanitaria dell'Ospedale di Viterbo è prima di tutto se hanno disposto la redazione del documento interno esplicativo delle strategie di prevenzione del tev e in particolare se e quale profilassi è stata somministrata alla povera Sara Pelosi che probabilmente, da quello che posso intuire dalle foto, oltre a quello della gravidanza e del taglio cesareo, aveva il fattore di rischio aggiuntivo della obesità".

Danilo Nuccetelli
Medico chirurgo, membro del Gruppo di lavoro per le linee guida sul Tev dell'Asp Lazio


Ecco la risposta da parte della Asl di Viterbo:

“Le linee guida emanate dalle più autorevoli società scientifiche vascolari italiane (Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare e Collegio Italiano di Flebologia) non indicano nessuna profilassi meccanica o farmacologica per le donne sottoposte a cesareo, in assenza di fattori di rischio di rilievo per la malattia trombo embolica venosa. Questo perché il taglio cesareo è un intervento di durata breve, il che lo pone nella fascia di rischio minimo, e perché la profilassi farmacologica può avere effetti secondari, a volte importanti, sulla madre e sul bambino”.

Ad affermarlo è Alessandro Apollonio, direttore dell’Unità operativa di Angiologia di Belcolle. La direzione sanitaria dell’ospedale viterbese replica all’intervento del dottor Danilo Nuccetelli, relativo alla morte della signora Sara Pelosi avvenuta lo scorso venti gennaio, attraverso un parere qualificato e scientificamente valido. Il professor Apollonio, infatti, è presidente della Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare della Regione Lazio e membro del Consiglio Direttivo Nazionale del Collegio Italiano di Flebologia

“Sulla stessa linea di quanto ho appena affermato – prosegue Apollonio - si pone la più importante società scientifica vascolare mondiale (CHEST) che nelle linee guida sul tromboembolismo venoso in gravidanza, emanate nel 2008, afferma che in assenza di ulteriori fattori di rischio, l’unica profilassi consigliata, dopo taglio cesareo, è la precoce mobilizzazione. Nel doloroso caso della signora Pelosi non mi risulta fossero noti fattori di rischio di rilievo per malattia trombo embolica venosa. La citata obesità, che pur non risulterebbe, viene considerata un fattore di rischio debole e ancora non sicuramente accettato. Purtroppo esiste una, anche se non frequente, morbilità e mortalità embolia post-partum, anche in soggetti non a rischio evidente”.

“Stupisce, però – conclude Alessandro Apollonio - che il dottor Danilo Nuccetelli che, in qualità di medico di famiglia, faceva parte del gruppo di lavoro dell’Agenzia di sanità pubblica del Lazio sulla profilassi della trombo embolia venosa postchirurgica, non conosca l’elaborato del gruppo stesso e da lui sottoscritto, peraltro applicato integralmente presso l’ospedale di Viterbo. Tale documento, nelle raccomandazioni in chirurgia ginecologica, recita testualmente che si raccomanda di adottare come profilassi la sola mobilizzazione precoce per le pazienti sottoposte a chirurgia ginecologica con interventi brevi (inferiori a 30 minuti) e per malattie non oncologiche. I mezzi di profilassi generica (idratazione, evitare cingoli meccanici ecc.) devono essere adottati sistematicamente. Da medico impegnato da circa 20 anni nella diffusione della cultura della profilassi del trombo embolismo venoso, penso sia necessario evitare i facili allarmismi che, da un lato, portano a uno spreco di risorse e a un incremento di effetti collaterali seri per pazienti, dall’altro, possono generare una banalizzazione della profilassi che mette a rischio la vita stessa degli utenti. In conclusione, occorre conoscere ed attenersi alle linee guida, pur consci che esprimono solo quanto allo stato attuale è noto in quel campo della medicina, astenendosi da giudizi sensazionalistici, non basati su dati di fatto, che le distorcono, fornendo all’opinione pubblica un ritratto non rassicurante della nostra sanità, a discapito delle professionalità che vi operano”.




Facebook Twitter Rss