ANNO 27 n° 276
Nasce la "Fondazione della libertà", portavoce il viterbese Verghini

A quasi un mese di distanza dalla nascita del Popolo della Libertà, alcuni delegati nazionali del PDL (Valerio Cianciulli – coordinatore romano dei Popolari Liberali, Alessandro Carnevali, Giammario Battaglia) ed altri esponenti politici del Pdl (Daniele Natalia, Emanuele Verghini, Edoardo Babbucci, Bruno Spadoni e Nicola Catalano) hanno dato vita, nella giornata di oggi di fronte al Notaio Gianluca Russo in Civitavecchia, alla Fondazione della Libertà: all’unanimità i soci fondatori hanno deciso di proporre la presidenza onoraria della Fondazione a Silvio Berlusconi.

A darne l’annuncio è il viterbese Emanuele Verghini, portavoce della Fondazione della Libertà: "Il Popolo della Libertà è il Partito del fare, ed è nato ad immagine e somiglianza del suo Presidente, l’on.le Silvio Berlusconi.

Il nostro Premier, infatti, è l’emblema del pensiero che si fa azione. Ma, tra Silvio Berlusconi e buona parte della sua classe dirigente vi è un abisso.
Non tutti sono Silvio Berlusconi, e, proprio per questo, in molti casi, la cultura del fare, viene male interpretata come ricerca del consenso a tutti i costi, attraverso logiche clientelari. La cultura del fare se non è accompagnata da una politica delle idee può degenerare in un triste mercimonio.

La Fondazione della Libertà nasce per far crescere e sviluppare, all’interno del Popolo della Libertà, la politica delle idee, in modo da riequilibrare la situazione e smentire quanto affermava Ronald Reagan, ovvero che in politica non ci sono i “migliori” e se vi fossero il mercato li porterebbe via con sè".

La Fondazione della Libertà ritiene che il capitalismo non sia morto. "Anzi - dicono -per il nostro Ente, il capitalismo è e costituirà una straordinaria opportunità per far uscire tutta la popolazione mondiale dalla povertà, se saprà correggere i suoi errori.
Infatti, il sistema capitalista così come è stato concepito è imperfetto ed attualmente il principio di sussidiarietà serve unicamente per riparare le ingiustizie del sistema capitalista. Il rischio che, attraverso l’intervento dello Stato in economia si possa dar vita ad un capitalismo politico a beneficio di pochi e non di tutti, è elevato".

"Noi – prosegue l’avv. Verghini – riteniamo che il principio di sussidiarietà, così come è stato elaborato debba essere modificato. Il principio di sussidiarietà dovrà evolversi sino al punto di coniugare il pensiero economico di Friedman, Roepke, Yunus. In tal modo esso potrà operare non soltanto per riparare le ingiustizie del sistema capitalista, ma per integrare il sistema capitalista e per renderlo perfetto, sino al punto di far uscire tutta la popolazione mondiale dalla povertà.

A tal riguardo, abbiamo già elaborato una proposta di legge affinchè il Parlamento possa  introdurre nel codice civile un nuovo tipo di impresa, nata quale evoluzione del principio di sussidiarietà, con l’obbiettivo di sostituirsi all’impresa pubblica ed alle cooperative. Perchè usciremo fuori da questa crisi,  Ma, la soluzione non sarà più Stato, ma più libertà con finalità sociali".

"Non è e non sarà una formula magica – conclude Verghini – ma, il nostro benessere, certamente dipenderà da essa".




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