

VITERBO - La Tuscia non decolla e nel 2011 fa registrare un calo del Pil dello 0,3%, che di fatto le apre le porte della recessione. A preoccupare è soprattutto l'export che diminuisce del 6,6%, in forte contrasto con l'andamento nazionale, che invece si attesta ad un +11,4%. Dati allarmanti anche per il tasso di disoccupazione, che nel Viterbese arriva all'11,2%, contro il 9,6% del Lazio e l'8,4% dell'Italia.
Sono questi i numeri presentati oggi (4 maggio) dalla Camera di Commercio di Viterbo che, nella Decima Giornata dell'Economia, ha illustrato i risultati del 12° Rapporto sull'Economia della Tuscia Viterbese, in una sala conferenze gremita di autorità, associazioni di categoria, sindacati e istituti di credito. A presentare l'analisi è stato il presidente della Camera di Commercio Ferindo Palombella, insieme al segretario generale Francesco Monzillo, al direttore del Dipartimento di Economia e Impresa dell'Università della Tuscia, Alessandro Ruggieri, e al segretario Assoconfidi, Antonio Lo Monaco.
''In una giornata in cui il mondo dell'economia presenta i suoi dati non potevano non analizzare quello che sta accadendo nella Tuscia, che sta risentendo fortemente della crisi che si è sviluppata al livello internazionale - ha esordito il presidente Palombella -. Una crisi che non si appresta a concludersi nel breve tempo e che necessita lo sviluppo di nuove strategie per poterla affrontare e superare, in modo da rendere le nostre aziende davvero competitive anche, e soprattutto, a livello globale''.
Il mercato estero, infatti, è quello che preoccupa maggiormente il mondo imprenditoriale viterbese, dove si registra un brusco calo: basti pensare che il settore delle ceramiche, che da solo costituisce il 30,8% delle esportazioni della provincia, ha fatto registrare un -2,6%, con una perdita del 50% nell'ultimo quadriennio. La Tuscia, inoltre, ha iniziato a confrontarsi anche con altri Paesi che non siano la ''solita'' Francia, Germania o Spagna (l'Europa, infatti, rappresenta il 72,7% delle mete di destinazione delle esportazioni) e si sta aprendo anche verso i mercati emergenti dell'Asia, come Taiwan, Emirati Arabi Uniti e Cina.
Sul fronte occupazione le notizie non migliorano, con il numero di disoccupati che rispetto al 2007 è cresciuto del 30%. Dramma nel dramma, poi, è l'occupazione femminile che arriva appena al 42,2% (quella maschile è al 66,4%), mentre la disoccupazione femminile è al 12,3%.
Un quadro, insomma, tutt'altro che florido, con le previsioni per il 2012 che non promettono nulla di buono, tutti gli indicatori, infatti, sono attesi in consistente diminuzione: fatturato -10,7%, produzione -11,7%, ordinativi -9,6%, occupati -3,8% con l'unica eccezione degli investimenti, che secondo le stime degli imprenditori dovrebbero mantenersi in campo positivo (+2%).