

NEPI - Domenica 2 agosto si è conclusa a Nepi la quarta rassegna di Cinema per la Pace. Oltre 200 persone hanno assistito alla proiezione de Il cacciatore di Aquiloni,ultimo film in programma .
La rassegna, che nei sette giorni di programmazione ha avuto uno straordinario successo di pubblico e partecipazione, è stata l’occasione per discutere e riflettere su molti temi fondamentali per ogni concreta e vera politica di pace: l’integrazione multietnica, la difficile situazione del mondo del lavoro, i genocidi nascosti e sempre più dimenticati di tanti popoli, in particolare quello causato dal conflitto israelo-palestinese, la tragedia della seconda guerra mondiale, la realtà di popoli e culture a noi lontane e in fase di grandi e veloci cambiamenti economici e culturali, come sta accadendo in Cina ed India, il disagio psichiatrico a trent’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia che chiudeva per la prima volta i manicomi in Italia.
La dr.ssa Antonella Litta, presidente del comitato Nepi per la Pace, nel ricordare insieme al sindaco Franco Vita, che Nepi è città per la Pace e che deve avere sempre tra i suoi obiettivi la diffusione della cultura della Pace e l’educazione alla pace, soprattutto tra i più giovani, ha chiesto un impegno a tutti i presenti perché si oppongano alla vergogna delle norme razziste contenute nel cosiddetto pacchetto sicurezza di recente approvazione. Norme discriminatorie ed inumane che ledono i diritti i fondamentali di ogni persona; norme di cui si deve chiedere l’abolizione immediata perché farebbero dell’Italia un Paese razzista e fascista come quello che sopportò la vergogna delle leggi razziali promulgate da Mussolini nel 1938.
La presidente inoltre, nel ringraziare tutti i soci del comitato e tutte le persone che si sono impegnate per la riuscita di questa quarta rassegna di Cinema per la Pace, ha nuovamente rivolto l’appello del comitato a tutte le Istituzioni, ai partiti , alle associazioni, a tutte le persone di buona volontà perché abbia fine la partecipazione dell’ Italia alla guerra in Afghanistan e perché abbiano fine tutte le guerre. E perché le centinaia di milioni di euro spesi per l’acquisto di armi e per le guerre, siano, destinati all’educazione dei giovani, alla scuola, ai servizi di assistenza sociale e sanitaria, alla lotta alla fame e alla povertà, e agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo cosi da rispondere concretamente al problema dell’immigrazione.