ANNO 27 n° 263
NEPI

NEPI - Domenica 2 agosto si è conclusa a Nepi la quarta rassegna di Cinema per la Pace. Oltre 200 persone  hanno assistito alla proiezione de Il cacciatore di Aquiloni,ultimo film in programma .
 La rassegna, che  nei sette giorni di programmazione ha avuto uno  straordinario  successo di pubblico e partecipazione,  è stata l’occasione  per   discutere e riflettere su  molti temi fondamentali per ogni concreta e vera  politica di pace: l’integrazione multietnica, la difficile situazione  del mondo del lavoro,  i genocidi nascosti e  sempre più dimenticati  di tanti popoli, in particolare  quello causato dal conflitto israelo-palestinese, la tragedia della seconda guerra mondiale, la realtà di popoli e culture a noi lontane e in fase di grandi e veloci cambiamenti  economici e culturali, come sta accadendo in Cina ed India, il disagio psichiatrico a trent’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia  che chiudeva per la prima volta  i manicomi in Italia.
La dr.ssa Antonella Litta,  presidente del comitato Nepi per la Pace, nel ricordare insieme al sindaco  Franco Vita, che Nepi è città per la Pace e che deve avere sempre tra i suoi obiettivi la diffusione della cultura della Pace e l’educazione alla pace, soprattutto tra i più giovani, ha chiesto un impegno a tutti i presenti perché si oppongano alla vergogna delle norme razziste contenute nel cosiddetto  pacchetto sicurezza di recente approvazione.  Norme  discriminatorie ed  inumane che ledono i diritti i fondamentali di ogni persona; norme  di cui si deve chiedere l’abolizione  immediata perché farebbero dell’Italia un Paese razzista e fascista come quello che sopportò  la vergogna delle leggi razziali  promulgate da Mussolini nel 1938.
La presidente  inoltre, nel ringraziare tutti i soci del comitato e tutte le persone che si sono impegnate  per la riuscita di questa quarta rassegna di Cinema per la Pace,  ha nuovamente  rivolto l’appello del comitato a tutte le Istituzioni,  ai partiti , alle associazioni, a tutte le persone di buona volontà  perché abbia fine la partecipazione dell’ Italia  alla guerra in Afghanistan e perché abbiano fine tutte le guerre. E perché  le centinaia di milioni di euro spesi   per l’acquisto di armi e per le guerre, siano,  destinati all’educazione dei giovani, alla scuola, ai servizi di assistenza sociale e sanitaria,  alla lotta alla fame e alla povertà, e agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo cosi da rispondere concretamente al problema dell’immigrazione.




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