

VITERBO - Alla domanda se la sorella fosse morta Ala Ceoban avrebbe annuito. Questo è il quadro emerso dall'udienza odierna al Tribunale di Viterbo che vede imputati Paolo Esposito e la cognata-amante Ala Ceoban accusati di duplice omicidio e occultamento dei cadaveri di Tatiana Ceoban e la figlia Elena.
E' stato l'avvocato della parte civile Luigi Sini a porre la domanda a Paolo Clementucci della compagnia di Tuscania. Dopo un po' di bagarre (la dichiarazione della Ceoban sarebbe inammisibile in quanto non messa a verbale e pronunciata non in presenza dei suoi legali) i giudici hanno acconsentito e il teste a risposto: “Sono stato con Ala tutto il giorno, dal suo arresto fino al carcere di Civitavecchia. Piangeva ed era tesa. Durante un colloquio con il maresciallo Valeriani, nel quale chiese se la sorella fosse morta, lei annuì con la testa".
Durante l'udienza si è anche cercato di capire se le ricerche e le ispezioni, sia nella villetta di via Cannicelle che nei boschi intorno a Gradoli, siano state compiute in modo corretto.
I teste hanno affermato di aver rispettato gli ordini e di aver agito secondo le procedure. Alcune foto, scattate all'interno della villetta durante le perquisizioni dell'11 giugno, sono state mostrate ai testimoni per capire se qualche oggetto fosse stato spostato. Tuttavia hanno affermato di non ricordare particolari così minuziosi.
Stamani sono stati conferiti gli incarichi alle dottoresse della polizia scientifica di via Tuscolana di Roma, Elisabetta Mei e Cristina Fattorini che dovranno comparare le tracce ematiche e biologiche sul pick-up di proprietà della cooperativa "Il leone e la vite".