ANNO 27 n° 265
Noir di Gradoli, terminate le arringhe della difesa

E’ stata una giornata lunghissima, quella di ieri, per i protagonisti del “giallo di Gradoli”, Paolo Esposito ed Ala Ceoban. Ma anche per il collegio difensivo – rappresentato, per il primo, dagli avvocati Mario Rosati ed Enrico Valentini; e, per la moldava, dal noto penalista romano Piefrancesco Bruno - e per la Corte d’assise presieduta dal giudice Maurizio Pacioni che, tra pochi giorni, deciderà se assolvere o, al contrario, condannare i due imputati per l’omicidio di Tatiana Ceoban e della figlia Elena.

Come previsto, ieri mattina il primo a prendere la parola è stato l’avvocato Rosati, che doveva concludere l’arringa iniziata durante l’udienza del 28 aprile scorso, quando si era detto soddisfatto perché “ritengo di aver dimostrato che Esposito non era in casa al momento del presunto delitto”, aveva detto, forte della testimonianza di Francesco Righi, il quale “ascoltato dai carabinieri aveva detto di aver visto il mio assistito il giorno della scomparsa delle due donna (sabato 30 maggio, ndr) dalle 18,15 alle 18,45 nei pressi del fioraio di Gradoli, dove stava sistemando alcune antenne da lui stesso installate”.

Anche ieri, il legale ha ribadito che “quando il pubblico ministero (Renzo Petroselli, ndr) dice tutti i quattro i protagonisti della vicenda (Ala, Esposito, Tatiana ed Elena, ndr) erano a Cannicelle al momento del presunto omicidio dice una falsità perché non ci sono prove”.

Terminata l’arringa di Rosati, è stato il turno del difensore della giovane modava, che ha incentrato il suo lungo e articolato discorso sulla scena criminis. “Le tracce ematiche rinvenute – ha detto – non confermano l’ipotesi di un delitto”. E a spiegarlo era stato il perito di parte, l’ex generale Garofano che, alla domanda del giudice a latere - “perché una goccia di sangue non può dimostrare l’ipotesi di un omicidio” - aveva spiegato: “La mia scienza e i miei studi mi portano a dire che per parlare di omicidio sulla scena del crimine deve essere presente una notevole quantità di sangue, distribuita in un determinata modo. In questo caso – aveva aggiunto – le tracce ematiche rinvenute sono poche e, per caduta, contatto e gocciolamento, non sono riconducibili ad un delitto, ma possono appartenere ad episodi diversi”.

La prossima seduta, adesso, è aggiornata al 12 maggio quando sono previste le repliche. “Probabilmente il pomeriggio stesso la Corte si riunirà in camera di consiglio”, ha riferito l’avvocato Rosati. Eppoi la sentenza.




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