

VITERBO – Sul registro compilato dagli autisti di uno dei pullman che periodicamente fanno la spola tra Viterbo e la Moldavia, alla data 4 luglio, c’è annotato il nome ‘Elena Ceobanu’, l’equivalente in italiano di Elena Ceoban, la ragazza di 14 anni scomparsa da Gradoli il 30 maggio del 2009 insieme con la madre Tatiana Ceoban. E’ questo l’elemento più importante emerso oggi (22 giugno) davanti alla Corte d’Assise di Viterbo, dove è in corso il processo a carico di Paolo Esposito e della sua amante Ala Ceoban, sorella di Tatiana e zia di Elena. I due sono accusati di duplice omicidio volontario e occultamento dei cadaveri.
Secondo l’accusa madre e figlia sarebbero state uccise e i loro corpi fatti sparire da Esposito, per alcuni anni compagno di Tatiana, con la quale ha avuto una figlia Erika, oggi di 7 anni, e da Ala. Movente: non avere più ostacoli alla loro relazione. Secondo la difesa degli imputati, invece, le due donne si sarebbero allontanate volontariamente dall’Italia.
L’esistenza dell'annotazione Elena Ceobanu è stata confermata dal brigadiere dei carabinieri Ulderico Venanzoni, il quale ha anche detto di aver non aver collegato quel nome alle donne scomparse perché non conosceva l’equivalente moldavo del loro cognome. I difensori di Esposito, gli avvocati Mario Rosati ed Enrico Valentini hanno però contestato con veemenza le sue affermazioni, rilevando che sul verbale di sequestro del diario della regazza, compilato dallo stesso militare, è scritto testualmente “diario di Elena Ceobanu”.
I legali hanno inoltre evidenziato come in tutta la corrispondenza tra la procura di Viterbo e l’ambasciata moldava a Roma, le due donne vengono costantemente indicate come Tatiana Ceobunu ed Elena Ceobanu.
Il Pm Renzo Petroselli, titolare dell’inchiesta, ha chiesto che i due autisti del pullman che hanno compilato il brogliaccio vengano inseriti nell’elenco dei testimoni da ascoltare. I difensori degli imputati hanno annunciato che si opporranno alla richiesta. La Corte d’Assise si è riservata di decidere.
“Il particolare emerso oggi – ha commentato l’avvocato Rosati – spiega perché nella casa di Gradoli non è stata trovata alcuna traccia di sangue di Elena e perché qualcuno ha testimoniato di aver visto Tatiana a bordo di un’auto blu alcuni giorni dopo la scomparsa. Ma era sola, la figlia Elena non c'era".
L’udienza è proseguirà domani (23 giugno) con l’audizione di altri testimoni.