

VITERBO - Sui computer sequestrati a Paolo Esposito c'era effettivamente del materiale pedopornografico e la cella telefonica della Vodafone di Capodimonte può coprire anche la zona di Bolsena: sono questi gli elementi più rilevanti scaturiti dall'udienza di oggi nel processo che vede coinvolti Esposito e la cognata Ala per la scomparsa di Tatiana Caoban e della figlia Elena, avvenuta il 30 maggio 2009.
E' stato ascoltato, infatti, l'ingegnere di rete della compagnia telefonica, Mario Marangoni, che ha confermato come quel sabato pomeriggio la cella di Capodimonte abbia coperto per circa il 70% della propria attività le telefonate provenienti dalla stessa cittadina e per un 30% le chiamate effettuate nella parte orientale del lago, ad una distanza di 9/18 km, coincidente con la zona fra Montefiascone e Bolsena. Questo è servito all'accusa per confermare come sia plausibile la presenza di Tatiana sull'autobus di linea che collega Viterbo a Gradoli, fondamentale per ricostruire gli ultimi spostamenti della donna il giorno in cui è scomparsa.
Questa verifica si è resa necessaria perché alle ore 17,36 del 30 maggio Tatiana chiamò la figlia Elena e secondo i tabulati, mentre il cellulare di Elena agganciava la cella della località di Cannicelle a Gradoli, quello di Tatiana, invece, si era agganciato a quella di Capodimonte piuttosto che alla zona di Bolsena, paese che si trova sulla linea di corsa degli autobus che dal capoluogo portano a Gradoli e sui cui, appunto, avrebbe viaggiato Tatiana.
Le difese, invece, hanno voluto rimarcare la possibilità che Tatiana fosse effettivamente a Capodimonte o nelle aree vicine e che la chiamata fatta dalla donna possa rientrare in quel 70% di telefonate provenienti dal paese stesso. Per questo motivo sono stati richiesti alla Vodafone ulteriori accertamenti e verifiche sul posizionamento di altre antenne e celle telefoniche.
Durante l’udienza di oggi, inoltre, anche il consulente informatico delle difesa di Esposito, Giuseppe Laccetti, ha confermato il rapporto fatto dal maresciallo Lorenzo Giampieri del reparto tecnologie informatiche dei Ris, che aveva scoperto sul computer trovato nel locale di via Piave (l’ex circolo di AN) tre filmati con minorenni impegnate in scene di sesso, che sono stati inseriti all’interno del pc fra la notte del 12 e la mattina del 13 febbraio 2009. Secondo gli accertamenti fatti sempre su questo computer, inoltre, è emerso che il giorno in cui le due donne sono scomparse la macchina è stata accesa alle 9.25 del mattino ed è rimasta accesa e collegata costantemente ad internet per l’intera giornata e serata. Le uniche attività umane registrate sono state nell’arco temporale fra le 11.22 e le 11.31 del mattino e fra le 21.50 e le 22.07 della sera. Né il pc né l’accesso ad internet richiedevano l’utilizzo di password.
Altro materiale pedopornografico, poi, è stato rinvenuto in un altro computer di Esposito, sequestrato questa volta nella villetta di Cannicelle: qui fra il materiale eliminato sono state recuperate quattro immagini, due delle quali ricondubili all’ambiente della pedopornografia.
La prossima udienza è stata fissata per venerdì 28 gennaio, quando verrà ascoltato il maresciallo Villani sul ritrovamento della cartellina contenente i documenti delle due donne scomparse, e verranno sentite anche Elena ed Olga Nekifor insieme ad un altro ingegnere della Vodafone.