ANNO 27 n° 260
Nucleare - Regione Lazio
pronta all'ostruzionismo
VITERBO – Dal ricorso alla Corte Costituzionale contro la cosiddetta Legge Sviluppo, che reintroduce il nucleare in Italia, a un referendum consultivo a livello regionale, passando per tutta una serie di paletti da frapporre a livello autorizzativo agli eventuali impianti.

Sono le armi con cui la Regione Lazio intende opporsi alla eventuale costruzione di impianti nucleari per la produzione di energia elettrica sul suo territorio.

Le azioni antinucleare della Pisana erano iniziate nello scorso settembre quando, prima regione italiana, impugnò davanti alla Consulta la Legge Sviluppo nella parte relativa al nucleare. “Questa legge – ribadisce oggi l’assessore all’Ambiente Filiberto Zaratti – è totalmente anticostituzionale perché sottrae agli enti enti locali la possibilità di decidere in materia energetica e conferisce in modo indebita tutti i poteri al governo”.

Qualora il ricorso non andasse in porto, l'intenzione è quella di agire a livello autorizzativo, frapponendo paletti molto rigidi ai futuri impianti. Secondo la Legge Sviluppo, infatti, se la valutazione di impatto ambientale (Via) dei futuri impianti nucleari spetta al governo, la loro valutazione ambientale strategica (Vas) resta in capo alle regioni.

''I siti dovrebbero essere resi noti entro la fine di febbraio - aggiunge Zaratti - Dopo tale data utilizzeremo ogni strumento, compreso un referendum consultivo, per rallentare e impedire la realizzazione di impianti nucleari, che nel Lazio dovrebbero essere costruiti a Montalto di Castro (Viterbo), dove c'e' un sito nucleare mai entrato in funzione e a Borgo Sabotino (Latina) dove c’è una centrale nucleare in via di dismissione. Una terza ipotesi sarebbe ai confini tra Lazio e Campania, a Garigliano (Caserta)”.



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