

VITERBO - Iniziò a Mammagialla il calvario di Simone La Penna, trentaduenne morto per "denutrizione" - così è scritto sul rapporto medico - nel carcere romano di Regina Coeli il 26 novembre del 2009.
La Procura di Roma ha deciso di vederci chiaro, aprendo un fascicolo che mette sotto inchiesta sette tra medici e infermieri.
Al momento risultano iscritti nel registro degli indagati soltanto uomini del personale sanitario di Regina Coeli. 1800 sono le pagine della relazione medica sulla morte di La Penna, firmate dai consulenti del pm Eugenio Albamonte.
Le cause del decesso? Arresto cardiaco determinato da uno squilibrio elettrolitico. L'accusa è di omicidio colposo.
Secondo gli inquirenti alcuni medici e infermieri, tra quelli indagati, avrebbero scritto relazioni per il tribunale di Sorveglianza in cui si diceva che il giovane era compatibile con il regime carcerario. L'uomo, però, è morto dopo aver perso 30 chili nell'arco di pochi mesi, arrivando a pesare 49 chili.
La Penna, in carcere per reati legati alla droga dall'8 giugno del 2009, era stato trovato morto nel suo letto la mattina del 26 novembre 2009. Soffriva di anoressia nervosa e, stando alle analisi del sangue, aveva una carenza di potassio. A Regina Coeli era arrivato dal reparto medico per detenuti dell'ospedale Belcolle di Viterbo.
Doveva scontare una pena fino al 2011, mentre era in attesa dell'appello per una sentenza di 4 anni e 8 mesi sempre per droga. Infine, c'era una terza indagine in cui era coinvolto, sempre per droga.
Indifferenza? Errori? Disinteresse per le sue condizioni di salute da parte degli uomini dello Stato che lo avevano preso in consegna come detenuto? La giustizia è chiamata a fare luce. Morire da trentenne in carcere dopo aver perso trenta chili in pochi mesi rievoca una storia tristemente nota: quella del caso di Stefano Cucchi.
Nel registro degli indagati sono stati iscritti medici e infermieri sia dell'ospedale Pertini, lo stesso ospedale dove Cucchi fu ricoverato, sia dell'infermeria del carcere di Regina Coeli.