ANNO 27 n° 271
Omicidio Rizzello - De Vito non risponde alle domande del Pm

VITERBO - Non ha risposto alle domande del Pm Renzo Petroselli, che lo ha interrogato ieri pomeriggio nel carcere di Mammagialla, Giorgio De Vito, l'uomo di 35 anni, originario di Napoli, residente ufficialmente ad Aprilia, in provincia di Latina, ma di fatto domiciliato a Civita Castellana, fermato l'altro ieri dai carabinieri di Viterbo e di Civita Castellana con l'accusa di essere l'autore del delitto di Marcella Rizzello. Una decisione, quella di avvalersi della facoltà di non rispondere, che gli è stata suggerita dai suoi difensori d'ufficio, e motivata con il fatto che non hanno ancora avuto  la possibilità di leggere gli atti d'indagine da cui è scaturito il fermo.

Ha invece risposto, anche se in modo confuso e frammentario, la sua ex compagna, Mariola Henryka Michta, la donna polacca di 30 anni fermata insieme a lui, che secondo i carabinieri avrebbe partecipato al tentativo di furto sfociato nell'efferato omicidio di Marcella, compiuto sotto gli occhi della figlioletta Giada di 14 mesi.

La donna ha ammesso che la mattina del 3 febbraio scorso è entrata con De Vito in casa della  giovane. Ha aggiunto di essere stata costretta a farlo dal suo compagno, del quale si è definita succube e che l'avrebbe ripetutamente minacciata di morte di non avesse obbedito.  Avrebbe anche detto di aver tenuto in braccio la figlia di Marcella, per impedire che scendesse dal letto sul quale si trovava.

Secondo quanto si è appreso, la donna sarebbe apparsa frastornata, a tratti addirittura in preda a disturbi psichici, Ha più volte confuso l'accoltellamento di Marcella con la lite, finita a coltellate tra De Vito e il suo attuale compagno, un uomo di 39 anni originario di Fabrica di Roma. Un evento, quest'ultimo, avvenuto mercoledì della scorsa settimana e che ha permesso agli investigatori di incastrare il pregiudicato attraverso l'esame del Dna.

I difensori d'ufficio della donna stanno valutando l'opportunità di chiedere che sia sottoposta a perizia psichiatrica per farla dichiarare semi inferma di mente. Inoltre, ritengono che la loro assistita, un po' per le condizioni psichiche, un po' perché non avrebbe avuto alcun sospetto che il suo complice avrebbe ucciso la giovane, non avrebbe avuto alcun ruolo nell’omicidio.

Domani (20 maggio), il Pm formulerà ad entrambi il capo di imputazione che potrebbe essere per entrambi concorso in omicidio volontario aggravato. In mattinata, il magistrato sottoporrà De Vito all'interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo. Resta da vedere se continuerà ad avvalersi della facoltà di non rispondere o se risponderà alle domande che gli verranno poste. Subito dopo il Pm potrebbe chiedere al Gip l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

La situazione più delicata è certamente quella di De Vito. Il suo Dna, secondo i carabinieri, corrisponderebbe a quello estratto da quattro o cinque tracce ematiche rinvenute nell'abitazione della vittima. Ad incastrarlo ci sono anche diverse impronte delle sue scarpe isolate nell'appartamento di Marcella tra le decine rilevate dai Ris, nonché un'impronta palmare della sua mano trovata nella parte interna della porta del bagno. Infine c'è la macchinetta fotografica rubata in casa della giovane il giorno dell'omicidio, ritrovata dai carabinieri durante una perquisizione nella casa dei genitori, ad Aprilia, dove De Vito ha la residenza ufficiale.

Il movente del delitto, secondo i carabinieri, sarebbe un tentativo di furto. Ma il giorno dopo il fermo del presunto assassino e della sua complice, iniziano ad emergere i primi dubbi sulle ragioni per le quali De Vito e la donna entrarono in casa di Marcella. Da questo punto di vista il caso non sembrerebbe ancora chiuso.

 




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