

VITERBO – Nessun sospetto, solo ipotesi sui contesti in cui potrebbe essere maturato il delitto. Contesti che riportano agli ambienti frequentati in passato da Marcella Rizzello, la donna di 30 anni assassinata alle 12 del 3 febbraio scorso nella camera da letto della sua abitazione a Civita Castellana. Gruppi di persone che la donna potrebbe aver frequentato da sola o con il compagno Francesco Vincenzi in passato e che potrebbero avere delle propaggini anche recenti. Insomma, la soluzione del giallo appare ancora lontana.
“Dalla scena del delitto e da quanto accertato finora – dice l’avvocato della famiglia della donna, Antonio Rizzello che, nonostante il cognome non ha alcuna parentela con la vittima – mi sembra chiaro che Marcella non sia stata uccisa per rapina o da un balordo. Da quanto so, non avrebbe mai fatto entrare un estraneo in casa. Quindi l’assassino dovrebbe essere un conoscente. Resta da verificare se si tratti di una persona conosciuta di recente o che ha frequentato in passato”.
L’avvocato Rizzello, questa sera, sarà di nuovo ospite della trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?, durante la quale farà il punto sullo stato delle indagini.
Intanto, al Pm Renzo Petroselli, titolare dell’inchiesta, continuano ad arrivare i risultati parziali degli accertamenti compiuti dai carabinieri del Ris nell’abitazione della donna. Ma, al contrario di quanto si era appreso in precedenza, sotto le sue unghie non sono stati trovati reperti, come frammenti di epidermide dai quali estrarre il Dna dell’autore del delitto. Sono stati invece trovati numerosi capelli, sia sul pigiama che indossava che nella camera da letto in cui è stata accoltellata a morte. La maggior parte dei quali, almeno stando al raffronto visivo, apparterebbero alla donna. Alcuni, però, non sarebbero suoi. Anche in questo caso sarà l’esame del Dna a stabilire a quante diverse persone appartengano.
Nessun aiuto agli investigatori sarebbe arrivato dalla grande quantità di sangue nel quale è stato trovato immerso il corpo della donna, morta per dissanguamento. Tutto il materiale ematico, infatti, apparterebbe a lei stessa.
Numerose, invece, le impronte digitali e le orme di scarpe trovate nell’abitazione. I tecnici del Ris stanno tentando di verificare quali e quante siano precedenti al delitto, contestuali o successive.