

VITERBO – Nella inestricabile vicenda della strage di Bologna è coinvolto anche un noto personaggio viterbese: il professore di filosofia Paolo Signorelli, fratello dell’ex parlamentare del Msi Ferdinando. Ma Paolo Signorelli, uno dei massimi protagonisti dell’antagonismo politico di estrema destra, accusato anche di essere il mandante degli omicidi Occorsio e Amato, per i quali ha scontato sette anni di carcere e tre di arresti domiciliari prima di essere assolto da ogni accusa, entrò nell’inchiesta su Bologna da imputato per uscirne persona offesa.
Signorelli si è costituito come persona offesa “atipica”, nell’inchiesta bis sulla strage, scaturita dalle risultanze della commissione Mitrokhin. Un’inchiesta che considera spiegazioni alternative a quelle ratificate dalle sentenze irrevocabili. Al centro di nuovi accertamenti (il fascicolo è contro ignoti) ci sono il terrorismo palestinese e due personaggi: il terrorista internazionale Carlos, conosciuto anche come “lo Sciacallo”, e Tomas Kram, delle“Revolutionaere Zellen” tedesche, esperto di esplosivi e legato allo “Sciacallo”, che pernottò a Bologna all’Hotel Centrale nella notte tra l’1 ed il 2 agosto dove alloggiò dando il proprio vero nome.
Signorelli venne rinviato a giudizio per la strage di Bologna nel giugno del 1986 con l’imputazione di associazione sovversiva finalizzata all’eversione dell’ordine democratico. Nel luglio 1988 venne condannato a dodici anni di reclusione per banda armata. Nel luglio del 1990, la Corte d’Assise d’Appello di Bolgona lo mandò assolto per non aver commesso il fatto. Ma nel febbraio 1992, La Corte di Cassazione, in sezioni riunite, stabilì che il processo di secondo grado doveva essere rifatto perché “illogico, privo di coerenza, immotivato e in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che neppure la difesa aveva sostenuto”. Nel magio 1994, nel secondo processo d’appello, viene confermato l’impianto accusatorio della primo grado. Nel novembre 1995, infine, la Corte di Cassazione confermò la sentenza del secondo processo d’Appello.
Paolo Signorelli ha sempre sostenuto che la strage di Bologna era un “depistaggio sanguinoso per allontanare i governanti della 'colonia’ Italia da qualche missile statunitense che si aggirava, forse, nel cielo di Ustica alla ricerca di qualche aereo libico”. La sua ipotesi prende le mosse dalla teoria di un legame con Ustica, ma ne attribuisce la responsabilità alla Libia. Il primo a parlarne vagamente fu il ministro Antonio Bisaglia. Nel luglio 1991 il parlamentare Dc Giuseppe Zamberletti (poco dopo le parole di Signorelli) sostenne che si sarebbe trattato di una ritorsione per l'accordo tra Italia e Malta firmato proprio la mattina del due agosto 1980. L'ipotesi è ripresa nel 1993 dal capo della Polizia Vincenzo Parisi, audito in commissione stragi. Secondo una variante di questa teoria, i libici avrebbero agito per ritorsione contro il tentato attacco contro Gheddafi, collegato alla strage di Ustica.