

VITERBO – Peppe Fioroni e Paolo Gentiloni con un piede fuori dal Pd? E’ quanto sostengono i boatos provenienti da Roma dopo che i due hanno inferto un'altra spallata al traballante partito democratico e alla leadership di Pierluigi Bersani, lasciando polemicamente gli incarichi di responsabile del Welfare il primo e delle Comunicazioni il secondo.
Stando a quanto trapela dagli ambienti vicini al duo Fioroni-Gentiloni, la loro prossima mossa sarebbe l’uscita formale dal Pd. Per andare dove? Questo è ancora un mistero. C’è chi parla del Terzo polo ma senza arruolarsi in nessuna delle formazioni già esistenti. Fioroni e Gentiloni potrebbero prima dar vita a un loro mini-partito, sostanzialmente costituito dalla corrente dei Modem, e poi sedersi al tavolo del Terzo polo non da ospiti ma da coprotagonisti.
Il loro principale alleato e capocorrente Walter Veltroni, al momento, resterebbe dov’è. Ma si mormora che guarderebbe con molto interesse al percorso che starebbero per imboccare Fioroni e Gentiloni.
Fioroni, nel suo intervento alla direzione nazionale del Pd è stato molto critico con la relazione di Bersani: ''Si continua a dire - ha affermato – che il partito ha fatto tutto il possibile e che tutto va bene; dopo aver perso tutte le elezioni, ora perdiamo anche le primarie e non si può continuare a far finta di niente''.
Critiche anche sulla parte della relazione riguardante le alleanze: ''Anziché inseguire questo o quello - ha proseguito Fioroni - dobbiamo avere il coraggio di scelte propositive e coraggiose, sulla base delle quali chi vorrà allearsi con noi deciderà. Noi invece diamo l'idea di tergiversare e per tutto il 2010 abbiamo solo inseguito un 'salvatore': prima era Casini, poi Fini, ora vedo che è Tremonti. Sembriamo il Sor Tentenna, che alla fine si ritrova da solo''.
Quanto alle scelte coraggiose, Fioroni ha detto di essere d'accordo con Fassino che ha difeso l'accordo per Mirafiori: ''Ma quello che ha detto Piero - ha proseguito - è diverso da quanto ha affermato Bersani nella relazione''.
Polemiche anche sulle primarie: ''Non ci prendiamo in giro - ha affermato - i problemi non nascono dallo statuto, ma dal fatto che le perdiamo e che quindi abbiamo paura di esse''. A chiusura Fioroni ha citato la dichiarazione di Gianclaudio Bressa che aveva esortato gli esponenti di Movimento Democratico, che sono in dissenso dalla linea del partito a rimettere gli incarichi: ''Se in questo partito - ha detto Fioroni - si caccia chi non la pensa come il segretario, allora io e Gentiloni rimettiamo il mandato nelle mani di Bersani''.