

VITERBO - ''Ad oggi constatiamo un’ulteriore contrazione dei consumi, in una proiezione temporale di breve e medio termine, da parte delle famiglie. Un decremento che porta, conseguentemente, a una riduzione del lavoro e a una crescita del tasso di disoccupazione: soprattutto giovanile. Ma, nonostante gli effetti tangibili, e preoccupanti della contingenza economica, c’è, seppur lieve, un segnale di ottimismo futuro da parte delle persone''. Ad affermarlo è stato il presidente della Confesercenti di Viterbo, Vincenzo Peparello, analizzando i dati del sondaggio condotto da Confesercenti-Ispo.
Pure in una situazione di elevatissimo allarme nei confronti della crisi economica, che certamente non è archiviata, si comincia a intravedere qualche segnale di distensione. E' infatti raddoppiata la quota degli italiani che intravede una ripresa dell’economia nel prossimo anno: dal 19% di novembre 2011 all’attuale 42%.
Rimane il fatto, però, che se calano i consumi, diminuisce anche il lavoro. ''E’ questa – afferma Peparello – la realtà che più preoccupa in assoluto''.
Il Pil, nel primo trimestre del 2012, non è andato bene a causa della caduta dei consumi. Per il 2011 la crescita è stata rivista recentemente al rialzo e cioè al +0,5%, mentre solo nel quarto trimestre il Pil è sceso dello 0,7%, rispetto al trimestre precedente. Rispetto al quarto trimestre 2010 il calo è stato dello 0,4%. Tecnicamente, quindi, il paese è in recessione: per due trimestri consecutivi, infatti, il Pil ha registrato un calo congiunturale.
Aumentano, perciò, i nuclei familiari che hanno pagato la crisi sulla propria pelle. Il 19% (pari a 4.560.000 famiglie) dichiara di aver vissuto la perdita del posto di lavoro, personalmente, o di un proprio caro. Un dato in deciso aumento, pari al 7% rispetto lo scorso anno. In crescita (+8%) anche i cassaintegrati: il 14% delle famiglie rivela di avere un parente che ha usufruito, o prevede di usufruire, degli ammortizzatori sociali, per un totale di di 3.360.000 nuclei. In totale, le famiglie che risultano direttamente coinvolte dalla crisi sono il 25%, con un aumento di 11 punti percentuali rispetto a novembre.
Il tasso di disoccupazione, a febbraio, si attesta al 9,3%: in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 1,2 punti su base annua. Si tratta del più alto livello dal 2004, inizio della serie storica. ''Grave, soprattutto, la situazione dei giovani – conclude Peparello – che sono coloro che ne pagano maggiormente le spese. A febbraio il tasso di disoccupazione delle persone, sotto i 34 anni, è salita al 31,9% (+0,9 punti rispetto a gennaio e +4,1 punti su base annua)''.
''Le prospettive sono ancora più nere per il futuro'' dicono gli intervistati, il 60% collegato alla stretta che le banche hanno dato alla concessione dei prestiti e finanziamenti. Il livello massimo di timore si respira tra i lavoratori meno qualificati (86%), tra i giovani fra i 18 e 34 anni (74%) e tra i piccoli e medi imprenditori (72%).