ANNO 27 n° 264
Polizia e carabinieri evitano strage

VITERBO – “Polizia e carabinieri hanno evitato una strage. L’uomo arrestato avrebbe ucciso quattro persone: il cognato, la cognata, la loro figlia e il suo stesso figlio, che ha seguito la madre quando è andata via di casa, circa un mese fa”.

Così il questore di Viterbo Giancarlo Urti ha iniziato la conferenza stampa in cui ha ricostruito l’operazione che ha portato all’arresto dell’ex agente immobiliare di Terracina (Latina), che oggi è venuto a Viterbo, probabilmente per uccidere la moglie che, a seguito di una lunga serie di maltrattamenti, lo ha lasciato e si è rifugiata in una località tenuta segreta dagli investigatori.

L’uomo, Maurizio Longarini, 58 anni, in mattinata è partito da Terracina diretto a Viterbo, determinato a farla pagare alla moglie. A Latina ha acquistato un pistola calibro nove e una trentina di proiettili. Lungo la strada l’ha provata sparando un colpo. Il bossolo è stato ritrovato all’interno della sua auto. Giunto a Viterbo ha atteso che qualcuno entrasse nel palazzo in cui risiede il fratello della moglie per entrare senza annunciarsi. Il caso ha voluto che fosse la nipote la prima ad arrivare. Non appena la ragazza ha aperto il portone, lui si è infilato dentro e l’ha preceduta sulle scale. La giovane, intimorita, ha chiamato il 112 con il cellulare. Una scelta che, molto probabilmente, ha salvato la vita a lei, ai genitori e al cugino.

Entrato in casa, l’uomo ha appoggiato la canna della pistola sulla fronte della cognata e gli ha intimato di dirgli dove si trovasse la moglie. Al suo rifiuto ha premuto il grilletto. Il colpo non è partito perché, come ha ammesso egli stesso durante l’interrogatorio, si era dimenticato di armarla e non c’era il colpo in canna. A quel punto, come hanno spiegato il capitano Marco Ciervo, comandate della compagnia dei carabinieri, e il vice questore Fabio Zampaglione, capo della Mobile, il cognato gli ha detto che gli avrebbero indicato il rifugio della moglie purché non sparasse più. Lui ha acconsentito.

La cognata con il pretesto di recarsi nella stanza in cui si trovava il telefono, ha chiamato il 113. Pochi secondi dopo sono risuonate le sirene della polizia e dei carabinieri.

L’uomo si è dato immediatamente alla fuga. In fondo alle scale ha incontrato il figlio che rincasava. “Ora ti ammazzo” gli ha urlato puntandogli la pistola contro. Ma l’incalzare delle sirene lo ha fatto desistere dal proposito. E’ stato arrestato poco dopo a breve distanza, nascosto sotto un’auto in sosta, con la pistola ancora in pungo. E’ accusato di minacce aggravate e porto illegale di armi. Il Pm, che ha convalidato l’arresto, valuterà nelle prossimi giorni se contestargli anche la tentata strage.




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