ANNO 27 n° 267
Processione del Cristo Risorto

È il "Cristo che molleggia, portato a spalla sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla bufera", scriveva Vincenzo Cardarelli. Questa è l’immagine che il poeta tarquiniese usò per descrivere la processione organizzata dalla Confraternita dei Fratelli del Cristo Risorto. Ogni anno, nella domenica di Pasqua, Tarquinia celebra una delle più suggestive rappresentazioni religiose della Tuscia.

Nella città, tra le vie e le piazze del centro storico, si respira un’atmosfera magica, sottolineata dal sindaco Mauro Mazzola: «Sono stato per anni un portatore dei tronchi e la trepidazione di quei momenti non la dimenticherò mai. Anche oggi, in veste di primo cittadino, provo la stessa sensazione che si mescola all’emozione di vedere migliaia di tarquiniesi in festa aspettare il passaggio del Cristo Risorto».

Un boato squarcia poi l’aria, quando la splendida statua lignea fa la sua apparizione dal portone della chiesa di San Giuseppe. Da qui è un susseguirsi di emozioni: prima all’ospedale cittadino per benedire i pazienti; quindi il rientro all’interno della cinta muraria attraverso l’arco di via Giuseppe Garibaldi per gettarsi in via XX Settembre, arrivare in via Umberto I e giungere a piazza Cavour.

Qui avviene l’unica fermata per far recuperare le forze ai portatori della macchina in vista dell’ultimo impegnativo tratto in salita: quello di corso Vittorio Emanuele II. D’improvviso, tra gli incitamenti della gente, la statua si rianima e veloce riparte fino a raggiungere piazza Trento Trieste per benedire la città: l’apoteosi di un momento atteso per un anno. La leggenda vuole che, per ricordare la Resurrezione, i tarquiniesi avessero affidato a uno scultore che stava scontando una pena a vita l’incarico di scolpire nel legno un Cristo Risorto, superiore in bellezza a quanti già ne esistevano.

Racconta ancora la leggenda che, per impedire all’artista di fare una nuova statua, venisse accecato. Nella realtà l’opera fu commissionata dalla Corporazione dei Falegnami all’artista Bartolomeo Canini, come rivelò un’approfondita ricerca del pittore Lorenzo Balduini. Il risultato fu comunque eccezionale, tanto che ancora oggi la statua colpisce per il suo splendore.




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