ANNO 27 n° 270
Prostituzione e sesso estremo, cinque arresti per rapina e lesioni
L'operazione è stata condotta in collaborazione con gli inquirenti di Perugia
13/03/2013 - 14:04

VITERBO - Agiva come una mantide religiosa, l’insetto che durante l’accoppiamento divora il maschio. Solo che lei, anziché nutrirsi del partner, preferiva le sue sostanze. Ruota intorno a questo personaggio, una donna residente ad Assisi che conduceva una doppia vita: di giorno lavorava nel negozio di famiglia e di sera si prostituiva, la storia di violenza sfociata nei cinque arresti eseguiti questa mattina dalla Squadra Mobile di Viterbo, guidata da Fabio Zampaglione, in collaborazione con i colleghi di Perugia.

In manette sono finiti tre uomini residenti a Oriolo Romano e due ad Assisi. Alcuni dei clienti affezionati della “mantide” e altri due assoldati per compiere il pestaggio, con relativa rapina da 8mila euro, ai danni di un uomo che si era innamorato di lei. Sono tutti accusati di concorso in rapina e lesioni gravi.

La “mantide”, in poco tempo, aveva conquistato una certa fama perché praticava il sesso estremo: dai rapporti multipli a tutte le posizioni del kamasutra. Ma un po’ come la Bocca di Rosa cantata da De André, lei lo faceva sia per professione che per passione. Tuttavia non voleva che questa sua doppia vita fosse conosciuta. Ed è da questo particolare che scatta la spedizione punitiva ai danni dell’uomo che si era innamorato di lei (e che per farla desistere le aveva anche dato dei soldi, circa 20mila euro).

E c’è un altro elemento che rende più torbida la vicenda: quest’uomo ha anche picchiato la “mantide” nel negozio di famiglia intimandole di restituire la somma in denaro. Qui scatta il collegamento con gli uomini di Oriolo Romano: attraverso un complice (che poi ha confessato tutto) viene organizzata l’aggressione a sprangate con annessa rapina di 8mila euro.

Gli inquirenti indagano e in seguito alle intercettazioni vengono a conoscenza che si stava per organizzare un'altra spedizione. Le manette sono scattate alle 4 di ieri mattina: “Gli arresti sono stati effettuati in collaborazione con i colleghi di Perugia – ha detto il vice questore Fabio Zampaglione questa mattina in conferenza stampa – e sono stati ordinati dal Gip Giangambone per evitare che si verificasse una seconda aggressione. Si tratta di una storia molto complessa, in cui si mescolano le storie di diverse persone. Le indagini vanno avanti dal 28 dicembre, giorno della prima aggressione in cui l’uomo non ha raccontato tutto. Lo ha fatto il giorno successivo in seguito alle domande degli inquirenti”.

L’uomo innamorato della “mantide” - in una prima fase – non solo non ha parlato della rapina ma non ha neanche fatto cenno alla presenza di un'auto (di cui ha riconosciuto la targa) che poi ha consentito di risalire al giro della “mantide” e al reclutamento dei cittadini di Oriolo Romano (tra i 35 e i 50 anni) che ora si trovano nel carcere di Mammagialla.



Facebook Twitter Rss