

di Orso Compagnone
VITERBO - Paolo Equitani e Piero Camilli si sono presi 24 ore di tempo per ripensare alla loro minacciata rinuncia a candidarsi nelle liste del Pdl per le elezioni provinciali dopo aver sentito Giulio Marini giurare e spergiurare che lui in tutta questa storia non c'entra nulla.
I due sono naturalmente irraggiungibili telefonicamente, così come gran parte di big del Pdl, ma resta comunque alta la diffidenza sia su Marcello Meroi che su Giulio Marini. Il coordinatore provinciale e sindaco di Viterbo, insomma, non li avrebbe convinti del tutto.
Il suo, quello di Marini, è stato un accorato appello alla componente degli ex di Forza Italia: vi prego di - avrebbe detto, rivolto in primis a Equitani e Camilli - di non rinunciare, anche perché si sbilancerebbe tutta la lista a favore di altre componenti. Vedremo se l'aver fatto leva sull'orgoglio "azzurro" sortirà degli effetti.
Ma intanto c'è pressoché tutto il Pdl, senza differenziazioni e tranne qualche caso minoritario, a continuare dritto nel dissenso.
Domani, ad esempio, chi ha presentato la lista si recherà in tribunale a verificare se nella loro presentazione, che è stata depositata senza l'Udc, risulti invece presente il partito di Casini. Se non ci fosse resterrebe aperto il problema politico, ma se l'Udc ci fosse, allora potrebbe apririsi anche una vertenza legale contro chi ha firmato l'apparentamento, ovvero Meroi.
Ma a questo punto si aprirebbe anche un probema procedurale, dal momento che è sì vero che l'apparentamento è di esclusiva competenza del candidato presidente, ma dovrebbe essere fatto, a norma di legge, contestualmente per tutte le liste. In questo caso, ad esempio, e sempre che le cose siano andate così, Meroi dovrebbe aver firmato un apparantamento unico sia con i partiti del Pdl che con l'Udc.
Se, come ipotizza qualcuno, si fosse in presenza di due apparentamenti differenti riferiti ad uno stesso candidato presidente, si rischierebbe l'esclusione dell'uno o dell'altro. Secondo una corrente di pensiero giuridico, in questo caso sarebbero escluse le liste del Pdl, perché quella dell'Udc, essendo l'ultimo apparentamento firmato, sarebbe interpretato come l'ultima volontà del candidato presidente.
Un bel rompicapo.
LA SITUAZIONE IN TUTTI I PARTITI
Riepilogando, sono quattro i candidati alla presidenza della Provincia di Viterbo: Marcello Meroi (centrodestra); Federico Grattarola (Pd e Alleanza riformista), Raffaele Saladino (Idv, Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Liberta), Stefano Bossi (Lega Tuscia).
Meroi è appoggiato da otto liste: Pdl, La Destra, Fiamma Tricolore, Udc, Lega Lazio, Popolo etrusco nel Pdl, Tuscia Vola, e la civica Meroi Presidente. Le liste che appoggiano Moroi sono ancora sub judice, in quanto lo stesso Meroi ha firmato l’apparentamento con l’Udc all’ultimo momento. Apparentamento che invece, non risulta sulle altre sette liste con cui è apparentato. Alcuni candidati del Pdl, inoltre, si sono ritirati ho hanno annunciato l’intenzione di farlo.
Grattarola è sostenuto da tre liste: Pd, Alleanza riformista, e la civica Democratici per Tuscia, formata prevalentemente dalla corrente bersaniana, in forte dissenso con la maggioranza del partito, controllata dai seguaci di Giuseppe Fioroni e dell’assessore regionale agli enti locali Giuseppe Parroncini, entrambi sostenitori della mozione Franceschini. Questi ultimi, invece, costituiscono la quasi totalità della lista ufficiale del partito.
Sono tre anche le liste che appoggiano Saladino: Idv, Sinistra Ecologia e Libertà, Federazione della Sinistra che, oltre ai rappresentanti di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, e formata anche da due rappresentanti di Socialismo 2000.
Infine, Bossi, appoggiato solo dalla lista “Lega Tuscia”.